Il mondo automatico dopo il Coronavirus

Immaginiamo un mondo dove sia improvvisamente impossibile garantire i consueti collegamenti fra persone che sono però essenziali per fornire i servizi e l’assistenza minima per la sopravvivenza dei cittadini.

Immaginiamolo ma oggi non è difficile farlo.

L’improvviso blocco di (quasi) tutti gli spostamenti delle persone fuori dalla propria abitazione per le disposizioni sanitarie imposte dalla pandemia del CODIV19 hanno di fatto stravolto il nostro modo di vivere e di lavorare.

Ricordi di periodi di isolamento risalgono alla memoria dei più anziani nel periodo dell’ultima guerra mondiale con l’impossibilità di sopperire ai più elementari bisogni, cibo, energia, trasporto. Eppure, dopo 60 e passa anni, le nostre vite si sono viste imporre un drastico mutamento che ci ha riportato a quegli anni bui.

Ci stiamo rendendo conto che le cose che abbiamo dato per scontate, andare a fare la spesa di beni alimentari, vestiari, accedere a servizi per noi oramai dati per scontati come le Poste, la Banca, andare a trovare amici o parenti, uscire la sera per andare al cinema o a fare una semplice passeggiata, improvvisamente non erano più possibili. Eppure sembra che una immediata soluzione, almeno parziale, a questa brusca interruzione di collegamento sociale, lavorativo nonché dei servizi essenziali possa arrivare dalla tecnologia.

Internet, le comunicazioni col cellulare stanno supplendo egregiamente all’impossibilità di fatto di potersi spostare fisicamente. Lo smart working adottato oramai su larga scala sia nel settore privato sia in quello pubblico consente il proseguimento delle attività essenziali con metodologie innovative ora diventate indispensabili e che prenderanno sicuramente sempre più applicazione anche in tempi meno emergenziali.

Ma come supplire all’altra importante necessità che ci è venuta così improvvisamente preclusa? Il potersi muovere, poter avere accesso al mezzo di trasporto abituale sia esso privato o pubblico per le nostre necessità quotidiane se non è più possibile uscire di casa o salire su un autobus affollato?

Orbene, quella che sembrava una prospettiva lontana nel tempo diventa ora una necessità impellente e necessaria.

Il veicolo autonomo!

Per evitare qualsiasi possibilità di trasmissione del contagio la soluzione è proprio eliminare il mezzo con cui questo virus si propaga cioè il contatto umano.

Riders e taxi autonomi

Andare al supermercato, in farmacia a ritirare una raccomandata o un pacco alle Poste diventa di fatto quasi impossibile.

Poter disporre di un veicolo autonomo che possa recarsi per conto nostro in farmacia, ritirare la medicina ordinata dal medico in via telematica e portarcela sotto casa se non addirittura alla nostra porta non è fantascienza ma realtà.

La consegna dei generi alimentari a casa è oggi oramai una consuetudine di cui ci stiamo rendendo conto dell’utilità in questo frangente dove tutti abbiamo bisogno di avere la nostra spesa consegnata a casa senza fare lunghe file ai supermercati esponendoci a rischi di contagio.

Quello che solo pochi giorni fa era considerato un lusso è diventato oggi una necessità.

Già da diverso tempo sono stati messi in funzione sistemi autonomi di consegna di generi alimentari o sanitari a domicilio con piccoli droni autonomi che possono svolgere la funzioni dei “rider” dove l’ordine della merce e la consegna avviene in maniera totalmente autonoma.Si può così eliminare anche l’ultimo passaggio a rischio del door-to-door con il passaggio del bene acquistato dall’addetto alla consegna al destinatario. I robot hanno telecamere e dispositivi di chiusura per prevenire i furti.

Questa soluzione autonoma non riguarda ovviamente solo la distribuzione di generi alimentari ma anche prodotti farmaceutici che sono sicuramente beni di assoluta emergenza che spesso non possono attendere i tempi necessari per il malato di recarsi dal medico e in farmacia magari non nei pressi dell’abitazione.

Il trasporto delle persone bisognose di ricovero o attenzione medica potrebbe sicuramente beneficiare i dell’utilizzo di un veicolo autonomo ovviamente attrezzato per consentire la massima sicurezza e rapidità di intervento.

Ovviamente, il veicolo autonomo che si muove sulle strade non potrebbe mai garantire la stessa immediatezza di un drone volante che potrebbe trasferire anche materiale sanitario come defibrillatori, sacche di sangue o medicinali urgenti in zone difficilmente raggiungibili in tempi rapidi per una emergenza medica eppure possono costituire un primo ausilio per le emergenze scaricando il peso del trasferimento di persone o cose con mezzi ordinari che necessitano della presenza dalla persona.

Taxi e autobus che si guidano da soli

La tedesca Daimler e Bosch, la più grande azienda produttrice di componenti per automobili, si sono messe insieme per realizzare un progetto di taxi che si guidano da soli e che nella scala dell’NHTSA siano almeno di livello 4 e potenzialmente di livello 5, quello in cui non è richiesta la presenza di un autista umano. L’obiettivo delle due aziende è ottenere un modello di taxi che si guida da solo sul mercato all’inizio del prossimo decennio. Questi taxi dovrebbero funzionare un po’ come Uber: chi ne vorrà prendere uno, dovrà chiamarlo utilizzando una app, poi potrà scegliere se farsi condurre dal pilota automatico o guidare il veicolo fino alla destinazione desiderata.

Nel campo del trasporto pubblico esistono anche alcuni progetti sperimentali che riguardano piccoli autobus: ad esempio i minibus WEpod in corso di sperimentazione nei Paesi Bassi, progettati dall’Università tecnica di Delft in collaborazione con le aziende Mapscape e Robot Care System, che sono stati uno dei primi progetti di veicoli per il trasporto pubblico con pilota automatico testati in Europa. Un altro progetto simile è quello di navette che si guidano da sole testato a Parigi tra la stazione Austerlitz e la stazione Lyon della società di trasporti cittadina Régie autonome des transports parisiens (RAPT): nei tre mesi di sperimentazione del loro uso, tra gennaio e aprile, più di 30mila persone hanno viaggiato sulle navette, prodotte dall’azienda EasyMile.

Poi c’è Olli,(nella foto qui sopra) un veicolo elettrico da dodici posti progettato dall’azienda americana Local Motors, che realizza automobili a basso costo. Olli – che è stato testato nelle strade di Washington e anche in quelle di Berlino, in Germania, grazie a una collaborazione con Deutsche Bahn, la società ferroviaria nazionale tedesca – funziona grazie a Watson, l’intelligenza artificiale di IBM.

Di chi sono i marciapiedi?

https://www.theguardian.com/technology/2017/apr/12/delivery-robots-doordash-yelp-sidewalk-problems

Condividere un marciapiede con uno dei robot di consegna autonoma è un po’ come rimanere bloccati dietro a qualcuno che gioca a Pokémon Go sul suo smartphone. Il robot si muove un po’ più lentamente di quanto si voglia; ogni pochi metri si ferma, saltando a sinistra o a destra, magari girandosi, per poi girarsi di nuovo prima di continuare il suo cammino. Questi sono i marciapiedi del futuro, promettono gli evangelisti della tecnologia. I robot autonomi di consegna, un tempo esclusiva dei film di fantascienza degli anni Ottanta, stanno arrivando in una città vicina a voi, con promesse di riduzione dei costi di manodopera, aumento dell’efficienza e riduzione delle auto. Amazon, UPS e Google stanno tutti lavorando su un metodo aereo, che certamente rende le acrobazie di PR splashy. Ma nelle città, i servizi di consegna a terra sono una soluzione più pratica. I droni semplicemente non hanno senso per gli ambienti urbani, ha detto Matt Delaney, uno dei tre co-fondatori di Marble che ha definito i robot “l’unica soluzione sensata”. Egli ha sostenuto che i robot per le consegne potrebbero migliorare la qualità della vita di persone come suo nonno, che ha perso la sua patente di guida e deve assumere qualcuno per compiti come il ritiro delle prescrizioni in farmacia.

Ma quelle legioni di robot distruggeranno il tessuto dei quartieri urbani? I pedoni sono pronti a spintonare per lo spazio tra i robot delle dimensioni di un golden o di uno schedario su ruote? Lo consideriamo davvero come una privatizzazione del diritto di passaggio pubblico?

130 anni fa le strade non erano ancora divise in corsie per il traffico, le auto parcheggiate, i pedoni e le biciclette, e che l’introduzione dei robot nel paesaggio stradale potrebbe richiedere una rivisitazione dello spazio disponibile, possibilmente con una corsia designata per i robot.

Camminare ha benefici sociali, sanitari ed economici, mentre i robot potrebbero rappresentare un pericolo per gli anziani e le persone con disabilità. Quello che sembrava un servizio accessorio, forse di lusso, prospettato in un futuro magari non vicinissimo, oggi si rivela una tecnologia essenziale per la vita e a salute dei cittadini garantendo l’accesso a servizi e beni vitali. Così come la comunicazione via internet, chat, social erano considerate come attività ludica mentre oggi si è dimostrato un servizio essenziale per garantire la continuità della comunicazione e l’unico sistema per consentire la diffusione delle informazioni anche vitali, anche il veicolo autonomo, in tutte le sue espressioni, diventa uno strumento indispensabile e dovranno necessariamente essere accelerate tutte le attività di ricerca di e di sperimentazione di questa nuova tecnologia anche attraverso l’adeguamento ed il rafforzamento delle reti non solo infrastrutturali stradali ma anche di comunicazione e potenziamento della loro capacità.

Ora più che mai dovrà essere il genio umano a sopperire a situazioni che sfuggono al nostro controllo incrementando soluzioni resilienti come il veicolo autonomo.

Leonardo Annese

 

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