Emigrazione: non confondere religione e politica

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Mentre alti prelati dal Vaticano incitano l’Europa a eliminare ogni barriera favorendo l’ingresso di tutti gli immigrati africani che lo desiderano nel nostro Continente, monsignor Nicolas Djomo, presidente della Conferenza episcopale del Congo, invita i giovani africani a non emigrare, a non versare i propri risparmi agli scafisti, a restare in Africa, a promuovere lì la giustizia e la pace, a non inseguire le chimere di modi di vita ispirati a valori ingannevoli.

Da cosa nasce questo cortocircuito all’interno della stessa Chiesa cattolica, in cui inviti opposti tendono a contraddirsi? Probabilmente dalla tentazione, espressa da questi rappresentanti religiosi, di uscire dal campo del principio morale per avventurarsi sul terreno della politica e dell’organizzazione dello Stato, che è il terreno di Cesare non quello di Dio. Spingere l’Europa ad accogliere indiscriminatamente ogni immigrato dall’Africa, determinando lo svuotamento di un Continente ed il collasso di una altro non risponde infatti ad un principio religioso ma ad una discutibile suggestione politica inquinata dai sensi di colpa. Ugualmente, invitare i giovani africani a restare nel proprio Continente, per aiutarlo a crescere, è un appello condivisibile ma ugualmente “politico”: anche qui siamo ben oltre il principio religioso.

Ma cosa dice esattamente questo principio? Nei testi biblici Israele è invitata a “non molestare né opprimere il forestiero perché anche i figli di Israele sono stati forestieri nel paese d’Egitto”. Il principio morale consiste in questo: proprio perché tu sei stato forestiero in terra altrui e hai visto quanto sia dura tale condizione, cerca di avere comprensione e misericordia verso lo straniero ( anticamente chiamato gher o toshav) che fa questa esperienza nel tuo Paese.

Il principio è condivisibile da ogni ebreo, da ogni cristiano e da ogni non credente che comunque abbia a cuore la dignità di ogni uomo, a prescindere dalla sua provenienza territoriale. Esso può ispirare l’azione politica ma non va confuso con una posizione politica. Poiché la posizione politica ha il dovere di fare i conti con l’organizzazione degli Stati, con la possibilità concreta degli Stati di garantire all’emigrante il lavoro e l’alloggio e quindi la dignità. Posso condividere il principio dell’accoglienza dello straniero, posso condividere l’assunto che devo trattare lo straniero con la stessa dignità con cui tratto i miei connazionali, ma se a casa mia non ho la minestra per alcuni dei miei figli, non posso permettermi di ospitare anche altre persone diverse dai miei figli.

La sensazione è invece che l’Europa stenti a trovare la strada per gestire l’allarmante fenomeno migratorio perché, per molti anni, si è fatta troppa confusione tra il principio morale dell’accoglienza dello straniero e le scelte politiche sull’immigrazione. Abbiamo ascoltato appelli “politici” di alti prelati e “omelie” religiose di politici finti preti. Il risultato di questa ambigua politica fintamente religiosa e irresponsabile sono le migliaia di emigranti morti nel Mediterraneo, le decine di migliaia di delinquenti stranieri che riempiono le patrie galere e i numerosi emigranti privati della dignità che fanno l’elemosina nelle nostre città.

Se invece, laicamente, si fosse distinto il condivisibile principio religioso dell’accoglienza dello straniero dalla scelta politica responsabile che fa i conti con la realtà, il prete avrebbe fatto il prete ed il politico avrebbe fatto il politico ed avremmo subito capito che: 1) i profughi di guerra vanno aiutati in campi ONU, realizzati appositamente e, se necessario, suddivisi tra tutti gli Stati aderenti all’ONU e non solo tra quelli d’ Europa; 2) i migranti economici, che pur sono disponibili a pagare diverse migliaia di euro a scafisti senza scrupoli sperando di passare ad una vita migliore, vanno accolti solo se in possesso di un lavoro, altrimenti vanno respinti; 3) una volta integrati legalmente, gli emigranti vanno trattati con la stessa dignità che attribuiamo ai nostri connazionali, senza alcuna discriminazione.

Questo significa operare scelte politiche ispirate a principi morali, ma senza confondere religione e politica. L’Europa si divide sulle tecnicalità, esponendosi a magre figure intervallate da tragedie , perché non ha ancora il coraggio della necessaria chiarezza su queste differenze.

Domenico Crocco

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