Marco Biagi è vivo

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Quando un corpo si accascia davanti al portone di casa, alle venti e trenta di un giorno speciale, bersaglio di pallottole vigliacche e assassine, il tempo si ferma. L’uomo in pigiama davanti alla tv, pensa. La signora, alle prese con la tavola da imbandire, si ferma e pensa. Pensa anche lo sgangherato teen con le cuffie in testa. Le scosta, ascolta e pensa.

E il giorno dopo il portiere pensa e parla con l’inquilino, il giornalaio pensa e parla con il cliente, i clienti; l’insegnante parla con i colleghi, con gli studenti. Gli studenti disegnano o studiano la storia delle pallottole assassine e degli eroi accasciati e pensano…Il giorno dopo i giornalisti pensano anche loro e scrivono. Rivisitano il proprio DNA di giornalista e pensano: posso fare di meglio-, ho scritto troppo- forse ho esagerato- ma che me ne frega tanto ce ne saranno altri dopo di lui- se non ci teneva lui alla sua vita…- devo continuare a farlo vivere… Le veline-letterine-schedine, per un attimo si fermano per pensare. Negli ospedali i malati terminali piangono, i loro famigliari pure. C’è chi prega in silenzio, come vuole Gesù senza strombazzamenti, nella propria camera.
Un corpo, solo quello, si accascia e il giorno dopo tutta la nazione pensa, tutto il mondo lo fa. Pensa la politica, e per un attimo sembra vera, perché pensa. Perché per una volta tanto è in silenzio e pensa. Rivisita anch’essa il suo DNA. La modifica c’è, sembra impercettibile, ma c’è. Ogni volta che un eroe si accascia il nostro DNA si modifica. Perfino quello, anzi soprattutto quello, del seminatore di pallottole. L’istante dopo è già mutato. Ha già perso il suo veleno pericoloso, si è dissolto… Marco Biagi ha fatto sempre pensare, prima , durante e soprattutto dopo il doloroso bombardamento di pallottole.
C’è chi è d’accordo con il Libro Bianco, chi no. Chi vuole ritornare al passato e chi vede nell’opera scritta col sangue una speranza di un futuro migliore . C’è chi dopo aver lavorato anni a nero, improvvisamente si ritrova con un contratto, con dei diritti tutelati, con un datore di lavoro meno in colpa, meno cerbero, più tranquillo.Lui non ha studiato, non sa del Libro Bianco, di un uomo che per anni ha studiato nell’ombra, anche per lui. Però un diciannove marzo particolare si è certamente fermato a pensare a un uomo accasciato davanti ad un portone.
C’è poi la giovane donna che sogna di conciliare lavoro e amore, professione e maternità. Con il part time può farlo. C’è lo studente che può diventare prima più grande, più autonomo. Si può pagare da solo gli studi, il cinema. Se vuole può occupare il suo tempo libero, lavorando. Iscrive i suoi dati in un’agenzia e poi se qualcuno ha bisogno di lui si rende utile. Per un tempo limitato si dirà. E chi l’ha detto? E se il ragazzo è così bravo che alla fine degli studi si ferma con un contratto duraturo? E se con quella esperienza conosce meglio se stesso e decide diversamente della sua vita? Intanto due esigenze si sono incontrate, due bisogni, se pur momentaneamente e in modo trasparente, sono stati appagati.
Parliamo di libertà, di democrazia e trasparenza. Prima di Biagi tutto questo si realizzava poco, male e di nascosto. Un ragazzo di 18-20 anni non ha una famiglia da mantenere, ma un futuro da costruire. Esperienze da fare. Stimoli sempre nuovi per continuare a sognare. Poi un giorno gli capiterà d’innamorarsi, vorrà crearsi una famiglia e si accorgerà che gli anni di studio e le sue prime esperienze lavorative lo hanno preparato a chiedere, ad osare di più. Si accorgerà di non avere più la timidezza di chi non ha mai lavorato Di non aver mai provato la frustrazione di chi chiede al papà i soldi per il sabato sera. C’è un giovane uomo pronto. Pronto ad esigere di più, da sè stesso, dal mondo del lavoro e dalla vita. Può darsi che voglia continuare l’avventura con chi gli ha offerto la prima opportunità, o che desideri qualcos’altro. L’essenziale è che lo possa dire, esprimere, scrivere in una scheda. Il suo sogno si potrebbe incontrare con quello di qualcun altro e diventare realtà. Può darsi che un giorno sia destinato ad accasciarsi anche lui sotto il portone di casa. Ma non morirà. Il giorno dopo un uomo in pigiama davanti alla tv penserà. Tutto il mondo penserà. E cambierà, una volta tanto in meglio.

Cristina Palumbo Crocco

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