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Il lavoro del futuro

Come sarà il lavoro del futuro? Se lo è chiesto il World Economic Forum   di Davos, nato nel 1971, una fondazione senza fini di lucro, che organizza annualmente importanti  meeting a Davos, in Svizzera, a cui partecipano leader politici, importanti esponenti dell’economia mondiale e  dove si discute principalmente di  tecnologie, salute, economia e ambiente.
Durante il  meeting del 2016 dal titolo “Mastering the fourth Industrial Revolution” si è discusso della “quarta rivoluzione industriale”(che comprende una serie di evoluzioni e sviluppi in settori quali l’intelligenza artificiale e il machine-learning, la robotica, le nanotecnologie, la stampa 3D, la genetica e le biotecnologie) e si è stimato che entro il 2020, a causa dello sviluppo delle nuove tecnologie e della robotica, circa cinque milioni di posti di lavoro verranno persi.
All’interno del meeting è stata presentata la ricerca “The Future of the Jobs” in cui viene illustrata l’evoluzione del lavoro sino al 2020.
Questa ricerca ha coinvolto i più importanti responsabili delle risorse umane del mondo e circa 15 Paesi tra cui   India, Cina, Italia, Giappone, Usa.  
Ciò che emerge è che innanzitutto nei prossimi 5 anni saranno fattori tecnologici e demografici ad influenzare l’evoluzione del lavoro e   verranno persi circa cinque milioni di posti di lavoro.
I settori che ne risentiranno di più saranno quelli delle aree amministrative e della produzione, mentre quelli  del management, dell’’informatica della finanza e dell’ingegneria saranno i più solidi.
Nel 2020 la più grande abilità che un lavoratore dovrà avere sarà quella del Problem Solving e saranno fondamentali anche il pensiero critico e la creatività.
Per entrare nel mercato bisognerà avere familiarità con questi settori: robotica, nanotecnologie, stampa in 3D, genetica e   biotecnologie.
E’  necessario quindi sapersi adattare e   riconvertirsi alle nuove esigenze del mercato del lavoro.
Anche l’Italia sta prendendo provvedimenti in questo senso attraverso la creazione del “Piano nazionale Industria 4.0” destinato  ad ammodernare le imprese, tenendo conto della nuova fase di globalizzazione e dei cambiamenti tecnologici che sono in atto.  Esso prevede l’adozione di   una serie di  misure organiche e complementari per favorire gli investimenti sull’innovazione e la competitività.
Per “Industria 4.0” si intende la “quarta rivoluzione industriale” resa possibile dalla disponibilità di sensori e di connessioni wireless a basso costo, con un impiego sempre più pervasivo di dati e informazioni, di tecnologie computazionali e di analisi dei dati, di nuovi materiali, componenti e sistemi totalmente digitalizzati e interconnessi .
Il piano italiano segue iniziative simili già   portate avanti   in Germania, Francia, Regno Unito e Olanda.,
Il piano prevede l’adozione di misure concrete   tra cui gli stimoli anche fiscali agli Investimenti innovativi in grado di incentivare  l’investimento privato nell’adozione delle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 e l’ aumento dei fondi per  la ricerca, lo sviluppo, la formazione  e l’  innovazione.
Verranno adottate misure anche per assicurare adeguate infrastrutture di rete, per garantire la sicurezza e la protezione dei dati e per collaborare alla definizione di standard di interoperabilità internazionali.
Anche la ricerca in ambito tecnologico sarà potenziata tramite percorsi formativi ad hoc.
Un trattamento speciale avranno gli incubatori di app.

Grazia Crocco

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