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Termovalorizzatori: una risposta all’inquinamento
Intervista a Claudio Sironi Consigliere REA Le manifestazioni e i presidi di Acerra, promossi per contrastare l’installazione di un termovalorizzatore, hanno attirato l’opinione pubblica su un argomento scottante: l’inquinamento. Tutti noi viviamo in un epoca contraddistinta da un elevato progresso tecnologico. Tutti noi, contestualmente, beneficiamo degli effetti positivi di questo progresso, quali la cura di malattie fino ad epoche passate mortali, la possibilità di trasmettere conoscenze in modo rapido e diffuso, vedi internet, o di percorrere centinai di Km in poco tempo. Tutti noi siamo costretti, però, a pagarne il conto. Il rovescio della medaglia del progresso tecnologico è infatti rappresentato dall’inquinamento che esso produce, che genera, in molti casi, danni gravi quanto quelli da esso stesso debellati. Il problema che si pone oggi è annientare, o almeno attenuare, gli effetti negativi prodotti dall’inquinamento. In parole povere il problema è: come smaltire i rifiuti. A questo sono destinati i termovalorizzatori tanto contestati nel Napoletano. Per conoscere meglio i valorizzatori abbiamo posto alcune domande ad un esperto della materia: Claudio Sironi, Consigliere REA Rifiuti Energia Ambiente SpA, società che gestisce il termovalorizzatore di Dalmine (BG).
Signor Sironi, che cosa è un termovalorizzatore? É un impianto destinato a trattare i rifiuti non più recuperabili, utilizzando il loro contenuto energetico per produrre energia elettrica e vapore oppure anche acqua calda per uso tecnologico o teleriscaldamento. In pratica, in un termovalorizzatore si realizza un processo controllato di combustione ad elevata temperatura, maggiore di 850°C, che garantisce la distruzione dei composti inquinanti contenuti nei rifiuti. Il termovalorizzatore rappresenta oggi il sistema più sicuro ed efficace per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti dato che abbatte le emissioni di sostanze inquinanti nell'ambiente e ne controlla costantemente i valori. Allo stesso tempo, impiegando i rifiuti come fonte energetica si riduce l'uso di combustibili fossili per soddisfare la domanda energetica della popolazione.
Qual è l'impatto sull’ambiente causato dall’attività di un termovalorizzatore? La tecnologia odierna ci permette di avere un impatto ambientale assolutamente minimo. Gli impianti più avanzati, come quello di Dalmine che utilizza una tecnologia Cool & Clean brevettata da NoyVallesina Engineering SpA, presentano emissioni molto contenute nei fumi di combustione all'uscita del camino, notevolmente inferiori ai valori indicati dalle vigenti leggi in materia. Si parla normalmente di valori ridotti dell’80-90% rispetto ai limiti di legge. In altre parole, le emissioni prodotte in un anno per termovalorizzare i rifiuti di 100.000 persone corrispondono a quelle di 2 automezzi. La corrispondente energia recuperata soddisfa il 40% del loro fabbisogno energetico per uso domestico e permette di risparmiare 100.000 barili di petrolio. Questo risparmio va ovviamente valutato sia dal punto di vista energetico-economico che ambientale, in termini di minori emissioni. La riduzione dell’impatto sull’ambiente, così come i rendimenti energetici ed economici di questi impianti, è fortemente determinata dalla tecnologia di combustione, che deve poter garantire flessibilità e continuità d’esercizio. Il termovalorizzatore REA di Dalmine impiega una tecnologia a griglia mobile che, contrariamente ai sistemi a letto fluido, non richiede costi di preparazione del rifiuto e garantisce ottime prestazioni.
Può fornirci alcuni dati sul termovalorizzatore di Dalmine? Il termovalorizzatore di Dalmine è stato costruito utilizzando le migliori tecnologie disponibili sul mercato, sulla base di un progetto integrato realizzato da NoyVallesina Engineering SpA. La tecnologia di combustione si basa, come detto, sulla griglia mobile, il sistema che meglio si adatta alle caratteristiche del rifiuto, variabili nel tempo e nello spazio. La tecnologia di abbattimento degli inquinanti si articola in più filtri, in grado ciascuno di intervenire efficacemente su uno specifico elemento e, dato importante, non fa alcun uso di acqua. La tecnologia di recupero energetico si basa su un ciclo termodinamico molto spinto, in grado di raggiungere una produzione di energia elettrica superiore del 60% rispetto ai tradizionali sistemi. Tutto il processo è controllato da un sistema di controllo e supervisione che consente di operare in un sistema di massima sicurezza con doppi controlli. L’impianto è costruito in modo da assicurare il funzionamento continuo per 8.000 ore l’anno. La sua capacità è commisurata al fabbisogno del territorio, pari a circa 150.000 t/a con una produzione di oltre 100 milioni di KWh di energia elettrica.
Attualmente quali sono le alternative allo smaltimento dei rifiuti? A dire il vero, non è corretto parlare di alternative in quanto è sbagliato ritenere che la termovalorizzazione possa da sola rappresentare la soluzione allo smaltimento dei rifiuti. Sarei più propenso a parlare di vero e proprio “sistema integrato” nel quale si interviene con più obiettivi e su più fronti: 1. ridurre innanzitutto la produzione di rifiuti, attraverso una maggiore consapevolezza dei cittadini e delle aziende; 2. realizzare prodotti che possano essere recuperati in modo efficiente; 3. ottimizzare il recupero dei materiali con la raccolta differenziata; 4. massimizzare il recupero energetico dei rifiuti; 5. ridurre al minimo possibile l'impatto sull'ambiente; 6. ridurre i costi dell’intero sistema di gestione dei rifiuti con conseguente riduzione del costo per i cittadini. In questo contesto, con la raccolta differenziata vengono recuperati tutti quei rifiuti, come il vetro, il ferro, l'alluminio, il legno e parzialmente anche la carta, in grado di essere riutilizzati con effettivo vantaggio economico. I restanti rifiuti vanno destinati al recupero energetico, realizzato in impianti dedicati che impiegano tecnologie idonee alle caratteristiche del rifiuto. In questo sistema il ruolo della discarica diventa marginale, con funzione di accogliere i residui inerti non altrimenti utilizzabili.
Quale vantaggio produce la termovalorizzazione realizzata in impianti dedicati? Il vantaggio di termovalorizzare i rifiuti in impianti specifici piuttosto che in impianti produttivi, quali ad esempio i cementifici o le centrali termoelettriche, è costituito dalla maggiore protezione ambientale garantita dai termovalorizzatori. Questi impianti sono concepiti e progettati appositamente per la combustione del rifiuto, ovvero di un combustibile eterogeneo che cambia nel tempo; sono inoltre dotati di un sistema di trattamento dei fumi della combustione molto complesso e articolato sottoposto a monitoraggio costante. Al contrario, gli impianti di coincenerimento (cementifici) non sono equipaggiati con analoghi sistemi di abbattimento dei fumi di combustione: la grande quantità d’aria necessaria per bruciare i combustibili fossili agisce diluendo gli inquinanti contenuti nei rifiuti e quindi nelle emissioni al camino. Nonostante l'assenza di trattamenti specifici, soprattutto nei confronti di diossine e mercurio, si registrano basse concentrazioni di inquinanti, ma la massa immessa nell'ambiente è enorme poiché le portate volumetriche di fumi che vengono scaricati sono elevate. Inoltre, va notato che i limiti fissati per le emissioni di questi impianti sono più alti rispetto a quelli di un termovalorizzatore e che spesso sono ubicati nella periferia cittadina, quindi in zone residenziali.
Quanti termovalorizzatori ci sono in Italia? In Italia oggi sono attivi 45 impianti di incenerimento, dei quali 35 termovalorizzano. La maggior parte di questi impianti è però di vecchia data, mentre solo una decina sono di ultima generazione, costruiti con tecnologia all'avanguardia.
Dove? La quasi totalità degli impianti si concentra nel Nord Italia. La quantità totale di rifiuti destinata all'incenerimento è stata di circa 2,9 milioni di ton/anno 2001. La produzione di energia elettrica è pari a circa 1,42 milioni di MWh, mentre quella di energia termica è di circa 1,17 milioni di MWh (realizzata in soli 10 impianti). Nell'Italia Settentrionale sono state incenerite 2,48 milioni di ton, ovvero l'86% del totale, producendo 1,33 milioni di MWh elettrici (94% del totale) e 1,17 milioni di MWh termici (100% del totale).
Può fornirci qualche dato numerico riferito ad altri Stati? Il merito degli altri Paesi è sicuramente stato quello di applicare una politica lungimirante per superare la logica dell'emergenza. Testimonianza ne sono le tonnellate di rifiuto che vengono esportate dall'Italia e accolte in Paesi membri della UE, senza proclami né manifestazioni di protesta. In Europa notiamo che nei Paesi con la maggiore produzione procapite di rifiuti la tecnologia più utilizzata è quella del recupero energetico. In Danimarca la percentuale di incenerimento dei rifiuti è superiore al 50%, in Lussemburgo è del 48% mentre in Olanda è del 41 %. Nei Paesi che risultano i maggiori produttori di rifiuti e che hanno una posizione simile all'Italia si rilevano comunque elevate percentuali di recupero: in Germania il recupero energetico è del 36%, mentre in Francia è del 31%.
È vero che al centro di Vienna opera un termovalorizzatore? Esattamente, si tratta di un inceneritore costruito negli anni '70, ma che ha subìto aggiornamenti tecnologici nel corso degli anni e che con l'espansione della città è stato incorporato nel tessuto urbano. L'esempio di Vienna non è comunque un caso isolato, basti pensare che anche a Montecarlo vi è una situazione simile e che nei Paesi Scandinavi questi impianti sono generalmente localizzati nei pressi delle zone residenziali, in modo da sfruttare il calore per il teleriscaldamento.
Articolo
pubblicato da: [ Andrea Speranza ]
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