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RECENSIONI |
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Nel suo
“Viaggio nel Pollino” ,
edito da Rubbettino, Rocco
De Rosa ci accompagna nei
sentieri di un Parco
meraviglioso che divide e
unisce due Regioni, la
Basilicata e la Calabria,
dando voce ai silenzi di una
natura aspra, bella e
tormentata. Con un racconto
impreziosito da immagini
profonde, De Rosa dà la
parola al nibbio, all’aquila
e ai falconi, al dirupo a
strapiombo, al cervo, al
raro pino loricato, cercando
di ascoltare l’anima
nascosta del Pollino, che
affiora solo quando la mente
fa pulizia dentro di sé e
l’occhio ritrova i colori.
Leggiamo insieme uno dei
capitoli più belli del
volume, quello che De Rosa
ha dedicato alla “Madonna
del Pollino” (D. Crocco). |
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Madonna di Pollino
“Dalle case sparse legate le une
alle altre, in una sorta di
originale continuità e di
correlazione non solo fisica, tutte
dominate dalla Grande Porta e quasi
assoggettate all’imponente Serra del
Prete, si sale per una stradina
lastricata di pietre che porta al
Santuario di Madonna del Pollino.
Lungo il percorso l’odore dei faggi
è intenso. Diventa una guida che
accompagna il visitatore insieme
alla luce forte del sole ravviva il
verde e dà al bosco una continua
linfa.
Il santuario è situato su di un
altipiano circondato da vette
importanti. Un anfiteatro dal quale
si domina un po’ tutto e si vive
l’atmosfera del Pollino, là dove la
montagna diventa un dialogo
permanente con la natura e
un’occasione per acquistare una
dimensione di libertà mai raggiunta.
E mai conosciuta prima di quel
momento. Si guarda oltre la Serra,
oltre le Diavole, e ben al di là
della cima tozza e resistente del
Monte Pollino per scoprire qualcosa
che non è né in cielo né in terra.
Ma nella coscienza
dell’escursionista, sì.
Poco al di la del santuario
cominciano le folte propaggini dei
boschi che si fanno verdi e forti.
Inizia lì l’itinerario che porta al
Piano di Iannace, al Lago Duglia
fino alle più belle colonie di
abete-faggio. Imboccando i sentieri
che s’inoltrano a mò di dirupi tra
le rocce Madonna di Pollino, e fanno
provare il brivido della salita in
quota, ci si trova davanti i piccoli
abeti bianchi abbarbicati nel
terreno profumato e scuro del bosco,
ricoperto di un fitto tappeto di
foglie. Un’esperienza inconsueta. A
dir poco. Che attrae finanche
l’escursionista più esperto e il
miglior conoscitore del massiccio.
La chiesetta è minuta. Più che un
tempio dà la sensazione di essere un
luogo destinato alla riflessione sui
grandi scenari che si offrono
all’occhio del visitatore.
Immagini senza paragone che danno il
senso della vita e del rapporto con
l’uomo. Con quella forza di cui
questa natura è capace.
Gente che va e che viene: ci si
ferma a fare i conti con l’infinito.
Qualche preghiera. Dei buoni
propositi. Ma il giorno in cui
ricorre la festività della Madonna
di Pollino la montagna si riempie di
un frastuono di voci, canti, di
preghiere……. La celebrazione delle
messe fa da sfondo ai canti, alle
musiche, alle veglie. I pellegrini,
giunti dalla Calabria e dalla
Basilicata, ma pure da altre regioni
s’impossessano del territorio,
vagano tra i monti e tra le gole.
Diventano padroni di tutto! Così la
festa, con i suoi riti e le sue
celebrazioni, diventa il momento per
conoscere meglio e di più la
montagna. Per instaurare un nuovo e
più proficuo rapporto con le cime e
i boschi.
Madonna di Pollino è una delle
capitali del parco. Non è
semplicemente un santuario. E’ una
tappa per tutti i credenti e non.
La’ si dialoga con le cime, con i
prati fioriti. Con tutto”. (Rocco De
Rosa)
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