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"Officina Italia":
la voce della
foresta che cresce

Che cos'è "Officina Italia" ? Pensiamo all'Italia ed al mondo come ad un grande giardino. Alcune aiuole sono coltivate in modo eccellente: grazie alla cura del giardiniere..
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Officina Italia    
Il sonno della ragione genera mostri

Nella società contemporanea la violenza occupa un posto di rilievo. E’ protagonista sui media da anni. Gode della massima visibilità, è coccolata, infiocchettata, presentata come la principale fonte di adrenalina a buon mercato. Non occorre legarsi ad un elastico e buttarsi giù da un burrone a venti metri di profondità, non è necessario  picconare l’Everest per sentire emozioni forti. E’ sufficiente accendere la TV a qualsiasi ora e si può assistere a situazioni estreme con sorprendente facilità. Nessuno più si chiede a quali conseguenze psicologiche, individuali e di massa porta tutto ciò. Tutto è possibile in tv la motivazione è che ci si deve inchinare ad un nuovo idolo: lo share. Anche il dibattito politico è diventato cronachistico. La politica si è ridotta ad una pratica di gestione dell’urgenza. Il linguaggio è quello immediato e povero del dibattito televisivo, spesso di tipo scandalistico. I tempi di riflessione si riducono al lumicino e gli istinti, non la mediazione, la fanno da padroni. “Il sonno della ragione genera mostri”. Pensare, ragionare, richiede tempo. Ma il tempo oggi è un contenitore sovraccarico. L’uomo contemporaneo, fugge, corre, ha tanti spazi da occupare. Le energie non bastano mai per inseguire una complessità di vita che lui stesso si è creato. Le metropoli sono ricche di stimoli ma anche di funghi di inquinamento che coprono il cielo e di cui non ci accorgiamo. In questa corsa frenetica, i sentimenti, i sogni, le passioni sono desolatamente accantonati. Soffrire o gioire richiede elaborazione, ricerca. Significa indugiare su sé stessi.  Significa saper valutare l’amico, il partner, il collega per quello che è, per la sua storia affascinante di vita, non per quello che possiede.  Riuscire ad elaborare e a riconoscere i sentimenti, avere ancora le categorie per farlo, e per questo la cultura ha ancora un compito fondamentale, significa non aver bisogno ne di cocaina, ne di indigestione di trasmissioni scandalistiche per poter vivere sereni ed appagati. E’ l’epoca in cui si richiede l’efficientismo ad ogni costo. I bambini devono vestire da adulti, svolgere attività categoricamente programmate, abituarsi anche alla violenza con cartoni, film e giochini che parlano costantemente di guerre spaziali, dispetti planetari e guerrieri superaffascinanti con fattezze che con il mondo dell’infanzia non hanno nulla a che fare. Non ci possiamo meravigliare allora se, senza generalizzare,   nelle scuole siano  esplosi  fenomeni come il bullismo, l’apatia verso lo studio, l’intolleranza verso il debole e il diverso. Nel tritacarne della moderna comunicazione ogni gesto estremo sembra normalizzarsi. Il pluriomicidio familiare, lo stupro, la violenza verbale, lo scandalo privato sono ospiti desiderati di trasmissioni contenitore tutte uguali, in cui improbabili opinionisti decidono in diretta ciò che è bene e ciò che male su situazioni, così tristemente complesse, da richiedere tantissimo tempo per poter essere decriptate alla luce del proprio credo, del diritto, della sociologia, della psicologia. Tutto sembra invece possibile tra un lucidalabbra e un vestitino da sera indossato all’ora di pranzo. Anche riuscire ad essere tristi per un fatto di cronaca nera e ridere (di chè?) per le scempiaggini realizzate dal “personaggio” di turno del reality del momento,il tutto consumato in cinque minuti. Non può che essere finto tutto ciò. Come le mascherine guidate da un abile burattinaio. Molti uomini e donne si sono degradati. Costringendo il tempo ad intasarsi, costringendo la mente a non pensare. Pensare può anche far male, ma è ciò che ci ha sempre contraddistinto dal quel mondo simpatico, ma istintuale che è quello animale. Ci vuole tempo per essere genitori, per essere buoni insegnanti, politici, giornalisti, bambini sereni. Ci vuole più tempo e pensiero per essere felici.

Cristina Palumbo Crocco

 



 
 

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