La macchina che ripulisce gli oceani dalla plastica

Boyan Slat, un geniale ragazzo olandese di origini croate, ha progettato una macchina innovativa per raccogliere i rifiuti plastici dal mare sfruttando le varie correnti oceaniche.

Il ragazzo è anche a capo della fondazione : “The Ocean Cleanup”   nata per sviluppare tecnologie per l’estrazione dell’inquinamento causato dalla plastica dagli oceani; dopo aver effettuato uno studio sulla fattibilità del progetto ed in seguito alla realizzazione di una campagna fondi di successo, il macchinario chiamato Ocean Array Cleanup è ora pronto per essere testato sul campo.

L’Ocean Array Cleanup salperà da San Francisco diretto verso il Pacific Trash Vortex, la grande isola di plastica che galleggia nell’oceano Pacifico, tra la California e le Hawaii.

Il Pacific Trash Vortex è un enorme accumulo di spazzatura galleggiante, composto per la maggior parte da plastica, la cui superficie supera quella di Francia, Germania e Spagna ed è composto da almeno 79mila tonnellate di plastica.

La maggior parte dei detriti è di grandi dimensioni e l’isola di plastica è costituita soprattutto da attrezzi da pesca abbandonati, come reti e corde, e ogni anno provoca la morte di migliaia di balene, delfini e foche.

I bracci dell’Ocean Array Cleanup sono fissati ad ancore che galleggiano in profondità, in modo tale da consentire loro di muoversi lentamente; la macchina sfrutta le correnti del mare, le stesse che hanno portato alla creazione dell’isola di plastica, per far sì che i rifiuti di plastica si accumulino nelle piattaforme ed il mare si pulisca “da solo”.

Il sistema è costituito da una catena di barriere galleggianti della lunghezza di due chilometri e poste in favore di corrente, senza reti, che convogliano la plastica verso piattaforme che fungono da imbuto ed una volta al mese una barca sarà in grado di raccogliere i rifiuti convogliati verso la parte centrale della macchina.

L’obiettivo iniziale è quello di raccogliere cinquemila Kg di plastica nel primo mese di funzionamento e di riuscire a smaltire entro cinque anni almeno la metà del Pacific Trash Vortex.

L’impatto che il macchinario avrà sull’ambiente sarà davvero minimo poiché sfruttando le correnti non necessita di energia per la raccolta di plastica.

L’Ocean Array Cleanup non sarà neanche un pericolo per gli animali marini, che potranno passare tranquillamente sotto le barriere galleggianti.

La Ocean Cleanup prevede di autofinanziarsi grazie alla vendita della plastica oceanica che alcuni brand, come Adidas, hanno iniziato a sfruttare

La pulizia degli oceani, per quanto efficace, da sola non può però bastare, è necessario combattere alla fonte l’inquinamento che sta lentamente uccidendo i mari del mondo con gravi ricadute anche sulla nostra specie, dobbiamo pulire, ma dobbiamo anche prevenire che la plastica entri negli oceani… Meglio riciclare, meglio usare questi materiali in creazioni di design e regolamentare questi rifiuti. Abbiamo bisogno di combinare queste soluzioni”, ha dichiarato Boyan Slat.

La prima missione dell’Ocean Array Cleanup è un test sul campo per valutare il funzionamento della macchina e rilevare gli eventuali problemi o punti deboli prima di realizzare nuove missioni.

L’ Ocean Cleanup si pone l’obiettivo di installare sessanta piattaforme galleggianti giganti in varie aree del pianeta entro il 2020.

Un altro grande problema che sta emergendo oggi è quello delle microplastiche, che sono particelle minute di plastica, micidiali per la fauna (perché i pesci se ne nutrono) e ormai ingrediente comune dell’intera catena alimentare. Sono circa l’8% della massa totale di plastica dispersa in mare, ma ben il 94% dei 1.800 miliardi di pezzi che fluttuano sugli oceani.

Le microplastiche si stanno accumulando a un ritmo senza precedenti. Negli anni Settanta se ne raccoglievano 0,4 chilogrammi per chilometro quadrato, oggi si è arrivati a 1,23 chilogrammi per chilometro quadrato.

Un recente documento dell’UNEP (United Nations Environment Programme) afferma che ogni anno oltre 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani e che oggi si produce 20 volte più plastica che negli anni Sessanta (di cui un terzo per gli imballaggi) e allarma il fatto che se non si metterà freno alla situazione entro il 2050 la massa di plastica negli oceani supererà in peso quella di tutti i pesci dei mari, mentre il 99% degli uccelli marini avrà ingoiato quantità più o meno elevate di plastiche.

E’ fondamentale avere cura del proprio pianeta per noi stessi e per le generazioni future.

Grazia Crocco

Condividi l'articolo

Grazia Crocco Autore