Italiana la mano bionica di ultima generazione

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L’ Inail( Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) e l’istituto italiano di tecnologia hanno di recente presentato una nuovissima e funzionale mano bionica chiamata Hannes che sarà possibilile acquistare a partire dal 2019 e permetterà ai pazienti che hanno subito un’imputazione dell’arto superiore di restituire loro circa il 90% della funzionalità perduta.

E’ stata già testata per la prima volta sul paziente Marco Zambelli del Centro protesi dell’Inail che aveva perso la mano sul posto di lavoro a 16 anni che afferma : “ con questa protesi non solo sto tornando ad usare entrambi gli arti per i più comuni gesti quotidiani ma anche a riconsiderare lo stesso modo di pensare, posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra”.

Per l’inserimento , la protesi non necessita di un vero e proprio intervento chirurgico poiché è stata progettata per fare in modo che conformazione, peso e qualità dei movimenti siano il quanto più possibile equiparabili a quelli di una mano reale, in modo tale che le persone amputate percepiscano la protesi come una parte di sé e non come un elemento estraneo.

Il brevetto permette alla mano protesica, mossa da un solo motore, la capacità di afferrare gli oggetti adattandosi alla loro forma e di resistere alle eventuali sollecitazioni esterne imitando la gestualità e la funzionalità dell’arto naturale. Il pollice è orientabile in tre diverse posizioni rendendo possibili , in questo modo, i più importanti tipi di prese necessarie nella vita di tutti i giorni, dalla penna, alla carta di credito, fino alla possibilità di spostare oggetti di circa 15 kg.

La mano “ Hannes” sfrutta gli impulsi elettrici provenienti dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell’arto, implementandone le strategie basate su algoritmi di intelligenza artificiale.

Il sistema di controllo è di tipo mioelettrico, ovvero sfrutta gli impulsi elettrici che provengono dalla contrazione dei muscoli della parte residua dell’arto, implementando strategie basate su algoritmi di intelligenza artificiale. Grazie a questa tecnologia, i pazienti possano comandare la mano semplicemente pensando ai movimenti naturali e senza la necessità di alcun trattamento chirurgico invasivo. I due sensori che ricevono e interpretano il segnale elettrico proveniente dal cervello, attivano il movimento desiderato del polso o della mano e sono posizionati all’interno dell’invaso della protesi, la parte a contatto con l’arto residuo, e risultano così invisibili all’esterno e impercettibili dal paziente.

Questa mano artificiale è super innovativa tanto che la Rehab Technologies Lab ha realizzato un software che si collega alla mano robotica via Bluetooth in grado di calibrare i parametri di funzionamento in base alle esigenze e alle caratteristiche di chi lo indossa.

Inoltre Il dispositivo è stato realizzato in due taglie e nella versione destra e sinistra. E’ dotato di differenti soluzioni cosmetiche, con guanti di rivestimento diversificati per uomo e donna.

Dopo la mano bionica sono in progetto di essere messi sul commercio altri due sensazionali prodotti come un esoscheletro per la mobilità dei paraplegici e un modello di protesi per la riabilitazione di spalla, braccia e gambe.

Il progetto della mano bionica è stato finanziato grazie ad alcuni investimenti per la ricerca di circa 7,5 milioni di euro nell’ambito di un piano triennale di circa 12 milioni.

Grazia Crocco

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