Diritto alla vita: diamo voce a chi non ha voce

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Di recente il Consiglio europeo ha fortemente bacchettato l’Italia. Ma non per lo sforamento sui parametri economici o sul debito pubblico. No. Il Consiglio europeo sostiene che in Italia, di fatto, non sarebbe garantito il diritto all’aborto.

Soprattutto nel Sud d’Italia, si registrano infatti percentuali altissime di ginecologi “obiettori di coscienza”, che non vogliono praticare aborti: l’85,2% in Basilicata, l’83,9% in Campania, l’85,7% in Molise, l’80,6% in Sicilia. Ma anche a Bolzano si registra l’81% di ginecologi obiettori. In questo modo, sostiene il Consiglio europeo, il diritto all’aborto, che è garantito formalmente dalla legge 194 del 1978, sarebbe di fatto negato.

E l’Italia, colpevole di non garantire questo “diritto”, viene bacchettata e chiamata a rimediare.

Di fronte a questo richiamo europeo, il Ministro della Salute Lorenzin ha provato a chiarire che la legge 194 non ha sancito il diritto all’aborto, ma è in realtà finalizzata a riconoscere il valore sociale della maternità e la tutela della vita e disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza come estrema possibilità. Ma è stata subito contrastata da alcuni gruppi sindacali e politici che hanno condiviso il richiamo del Consiglio europeo all’Italia ed hanno presentato alcune modifiche della norma. Qualcuno ha proposto di vietare l’obiezione di coscienza sull’aborto. Qualcun altro ha proposto in Parlamento di consentirla fino ad un massimo del 30% dei ginecologi presenti: così il medico che arriva in ritardo ad “obiettare” , anche se la sua coscienza glielo vieta, deve comunque eseguire l’aborto.

Nel pubblico dibattito non hanno avuto grande voce alcune questioni che invece meritano di essere sollevate: siamo sicuri che la miglior risposta alla massiccia obiezione di coscienza sia costringere i ginecologi a procurare aborti? Nella nostra società secolarizzata non fa riflettere che più di otto medici su dieci non si sentano di utilizzare le loro mani per sopprimere una piccola creatura che ha la sventura di non essere desiderata? Veramente pensiamo che tutti i medici obbiettori siano sopraffatti dall’influenza di un integralismo cattolico che però ha scarsa voce nel mondo politico e mediatico? Siamo sicuri che il diritto a sopprimere una povera ed indifesa creatura sia una scelta razionale e illuminata che va dunque garantita a qualsiasi costo?

Immanuel Kant, che pure dell’illuminismo fu tra i principali ispiratori, bollerebbe l’aborto come un’azione immorale e irrazionale. Secondo il filosofo tedesco per giudicare la moralità di un’azione bisogna chiedersi che cosa accadrebbe se tutti la facessimo. Cosa accadrebbe dunque se tutte le donne abortissero? Si verificherebbe la scomparsa della specie umana. Dunque, in termini razionali (senza alcun richiamo alla religione) l’aborto non può essere, kantianamente, un diritto universale ma piuttosto un drammatica scelta individuale.

Drammatica se si guarda alle conseguenze sia sull’equilibrio psicologico della donna (spesso soggetta a forti sofferenze depressive postaborto) sia sul bimbo abortito. Nel film «L’urlo silenzioso», il ginecologo newyorkese Bernard N. Nathanson (1926–2011) ha filmato, impiegando l’ecografia quale tecnica di ripresa, il comportamento di un embrione durante un aborto. Il ginecologo allora abortista fu talmente sconvolto da tali riprese che troncò i rapporti con l’industria dell’aborto e divenne uno dei più illustri rappresentanti del movimento per la vita. E’ un film che ogni donna ed ogni uomo intenzionati ad abortire, dovrebbero prima vedere. Ma è un film che dovremmo vedere tutti. E’ possibile che ci preoccupiamo di non costruire un ponte utilissimo pur di non disturbare la migrazione delle cicogne e rimuoviamo totalmente le sofferenze di una creatura umana che nel suo patrimonio genetico è differente dal padre e dalla madre che l’hanno concepita e non è quindi una loro protuberanza da eliminare senza problemi?

Madre Teresa di Calcutta, che pure non si è mai permessa di giudicare le donne che purtroppo hanno fatto ricorso all’aborto, prima di morire ha invitato ripetutamente ogni persona intenzionata ad abortire a non farlo, a partorire ugualmente, lasciando il figlio indesiderato nell’ospedale, per renderlo disponibile all’adozione. Questa sì sarebbe una scelta illuminata e razionale, al di là di ogni orientamento religioso. E allora, visto che la legge 194 è finalizzata a riconoscere il valore della maternità, perché il mondo politico non si attiva per favorire questi comportamenti rispettosi per la vita, attraverso i mass media, attraverso i social networks, attraverso la pubblicità progresso? Sarebbe un modo per rispettare veramente la legge 194. Ed anche un modo per raccogliere l’appello che il grande scrittore Italo Calvino lasciò in eredità, nelle sue “Lezioni americane”, ad ogni uomo dotato d’intelletto: difendere le creature che soffrono in silenzio, che non possono difendersi e “dare voce a chi non ha voce”.

Domenico Crocco

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