Scenari apocalittici nel tempo del Giubileo

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Quando Papa Francesco ha indetto il Giubileo della Misericordia, in sorprendente anticipo rispetto ai tempi della tradizione, aveva ben chiara una urgenza: la necessità di spargere acqua santa sui numerosi focolai di tensione che rischiano di portare ad una terza guerra mondiale. Le cronache di questi giorni ce ne danno una rappresentazione drammaticamente chiara. La rottura tra Arabia Saudita ed Iran, innescata dall’esecuzione saudita di uno sceicco sciita, sta alimentando gravi tensioni in tutto il mondo musulmano: un mondo già diviso tra sunniti (secondo i quali i legittimi successori di Maometto sono i califfi) e sciiti (secondo cui il legittimo successore di Maometto è il suo genero Alì). Così l’Iran, a maggioranza sciita, ha promesso di “cancellare la dinastia dei Saud”, paragonando i sauditi all’Isis. L’Arabia Saudita, a maggioranza sunnita, ha interrotto ogni relazione diplomatica. L’Iraq, a guida sciita ha ventilato contromisure. Gli sciiti libanesi di Hezbollah hanno annunciato vendetta. E l’incendio delle proteste sciite si sta propagando ovunque, anche fuori dal Medio Oriente, fino al Kashmir indiano.

La radicalizzazione dello scontro tra sunniti e sciiti ha sicuramente l’effetto di sabotare i negoziati in corso, in cui finalmente si era riusciti a far sedere anche l’Iran intorno ad un tavolo. Ha l’effetto di mettere in forse la definitiva rinuncia iraniana all’arma nucleare. Ma avrà anche la conseguenza di indebolire la grande coalizione tessuta con pazienza dalle Nazioni Unite, dove sciiti e sunniti dovrebbero unirsi e creare un ampio fronte anti ISIS.

E’ quindi proprio l’ISIS a trarre maggior beneficio dalle tensioni tra Arabia Saudita ed Iran, tra musulmani sciiti e sunniti. Poiché l’indebolimento della grande coalizione ONU gli consente di continuare a massacrare cristiani e musulmani moderati, a fare proseliti tra i radicali sunniti, a violentare donne e bambini e a procurarsi le armi chimiche di cui, recentemente, si sta dotando in modo massiccio.

Considerando quindi che i musulmani nel mondo sono circa 1,6 miliardi, divisi tra sunniti e sciiti, le scintille tra fazioni religiose contrarie rischia di alimentare un conflitto dalle dimensioni apocalittiche.

E se il Medio Oriente rischia seriamente di esplodere, anche dall’Estremo Oriente giungono drammatici campanelli di allarme. La tv di Stato coreana del Nord ha annunciato che il primo test della bomba ad idrogeno è stato portato a termine con successo alle ore 10 del 6 gennaio scorso. Anche in questo caso le conseguenze possono essere letali. Infatti la Corea del Nord, retta da un dittatore tanto temuto quanto impenetrabile, possiede un migliaio di missili che possono non solo minacciare i tradizionali nemici (Corea del Sud e Giappone, stimolati a questo punto alla proliferazione nucleare) , ma possono addirittura raggiungere le coste occidentali americane.

In questo quadro mondiale apocalittico, appare fondamentale un attore politico globale dotato di virtù diplomatiche, potenza militare e forte potere dissuasivo. E’ il ruolo che prima avevano gli Stati Uniti e che oggi non hanno più. Nelle attuali sfide politiche internazionali, più che come mediatore globale gli USA sono visti come il nemico, sia da molti musulmani in Medio Oriente sia, in Estremo Oriente, dalla Corea del Nord marxista-leninista. Il russo Putin vuole proporsi come il Grande Mediatore, ma nello scacchiere mediorientale appare troppo vicino, tradizionalmente, ai Paesi a maggioranza sciita come l’Iran e la Siria di Assad per fare da ago della bilancia. L’Europa teoricamente sarebbe il mediatore ideale, sia in Medio che in Estremo Oriente. Ma finora ha balbettato, perché ha una politica estera frammentata. Perché molti Paesi dipendono per l’energia dal Golfo. E quei Paesi, come la Francia, che hanno investito sul nucleare, vendono armi ai sauditi e, condizionati dall’interesse economico, restano quasi in silenzio. E invece uno scatto d’orgoglio della politica estera europea sarebbe fondamentale. Anche perché, in caso di fallimento diplomatico, proprio l’Europa pagherebbe il prezzo più alto. Con il mondo sciita in fiamme e in lotta contro i sunniti, si allontanerebbe un accordo per la soluzione della crisi siriana. Questo provocherebbe una nuova ondata di profughi verso l’Europa. E maggiori difficoltà nella lotta contro l’ISIS che ormai avanza sempre più minaccioso anche in Libia, alle porte dell’Italia, alle porte dell’Europa.

Domenico Crocco

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