Il dollaro più forte avvantaggia l’Europa

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Quali effetti avrà sull’Europa e sull’Italia la decisione della statunitense Federal Reserve di alzare i tassi d’interesse per la prima volta dal 2006? I maggiori analisti ritengono che questa mossa dovrebbe avvantaggiare l’economia della zona Euro, dandole una spinta ulteriore e rafforzando gli effetti degli stimoli monetari decisi dal presidente della BCE Mario Draghi.

Il motivo è semplice. La conseguenza della decisione della FED dovrebbe essere il prevedibile apprezzamento del dollaro sull’euro. Questo apprezzamento dovrebbe far esplodere le esportazioni europee sui mercati mondiali. E l’esplosione delle esportazioni dovrebbe far decollare la crescita ed alzare, finalmente, l’inflazione.

Questo scenario potrebbe quindi consentire al Vecchio Continente di ottenere risultati migliori di quelli che il Quantitative Easing (l’allentamento monetario) europeo ha finora conseguito. Mario Draghi sta infatti stimolando la ripresa dell’Europa inondandola di denaro a basso costo. Ma nonostante l’euro debole, il calo del petrolio ed il QE , la crescita europea ancora stenta a decollare. Il motivo è duplice: da un lato ci sono le rigidità strutturali dei Paesi europei, dall’altro c’è la difficoltà da parte di molti Stati di alleggerire il proprio debito pubblico attuando, e non solo annunciando, una seria spending review. Tutto questo non consente agli Stati europei di beneficiare degli stimoli straordinari della BCE e di condizioni globali positive.

Negli Stati Uniti il quadro è invece molto diverso. Innanzitutto il Quantitative Easing americano è partito molto prima. E poi negli USA il mercato del lavoro è privo di molti lacci e lacciuoli ancora presenti in Europa. Lo Stato è più leggero, il mercato più libero. Così gli stimoli della FED hanno potuto favorire, negli USA, una crescita significativa ed un calo straordinario della disoccupazione che è scesa al 5%.

La FED americana ha quindi potuto alzare leggermente i tassi d’interesse perché l’economia USA è stata in grado di reagire adeguatamente agli stimoli monetari. Se oggi la Banca Centrale Europea seguisse la stessa strada della FED, chiudendo il rubinetto del Quantitative Easing, si avrebbe una stretta monetaria con conseguenze dure per Paesi ad alto debito come l’Italia. Paesi che peraltro non stanno approfittando della diminuzione degli interessi sul debito pubblico per tagliare contemporaneamente lo stesso debito che addirittura aumenta.

Oggi l’Europa tutta potrà avvantaggiarsi dal rafforzamento del dollaro. E Paesi come l’Italia, che hanno una vocazione per l’export, potranno cogliere quest’ennesimo straordinario vantaggio per far decollare ulteriormente le esportazioni e quindi anche l’occupazione. Ma le condizioni vantaggiose esterne, in campo economico, non sono eterne. Non si potrà contare all’infinito sull’euro debole, sul dollaro forte, sul calo del petrolio e sull’allentamento monetario. Mentre per coglierne pienamente i frutti, oggi, occorrerebbe liberare velocemente la nostra economia dalle incrostazioni che non la fanno volare. E quindi, come in America e come in Inghilterra, seguire l’unica strada vincente: meno leggi e meno spesa improduttiva, meno tasse, meno Stato e più mercato.

Domenico Crocco

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