Verso salari legati agli obiettivi

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Ufo Robot. Così la leader della Cgil Susanna Camusso ha definito il Ministro del Lavoro Poletti, “colpevole” di non voler considerare più l’orario come unico parametro per le prestazioni di lavoro.La sensazione è invece che il Governo stia viaggiando, giustamente, e speriamo anche velocemente e coraggiosamente, verso salari non fissi ma legati agli obiettivi, alla produttività, ai risultati d’impresa.

Probabilmente il Governo non rottamerà subito il contratto nazionale, ma sicuramente farà rotta verso forme contrattuali in grado di far crescere il peso della quota di salario variabile, per aumentare la quota di salario contrattata in azienda e la partecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali.

Ma qual è il ragionamento “scandaloso” di Poletti Ufo Robot? Il Ministro del Lavoro fa un ragionamento semplice. Storicamente, la relazione tra lavoro ed impresa si è fondata sul binomio conflitto-contratto. Ma di fronte al cambiamento del lavoro, che incorpora sempre più elementi di responsabilità, creatività e partecipazione attiva, il binomio del futuro sarà collaborazione-partecipazione.

Non più operaio contro datore di lavoro, ma manager con collaboratori, tutti uniti verso gli stessi obiettivi contrattati , partecipati, condivisi. Fatta salva-una base contrattuale definita, non più stipendio fisso indipendentemente dalle sorti dell’azienda, ma più salario se l’azienda centra gli obiettivi prefissati e meno salario se la produttività è scarsa e gli obiettivi non sono raggiunti.

In questo contesto, spiega Poletti, ha più senso ragionare su un lavoro organizzato per obiettivi che per orario. Se un lavoratore riesce a produrre un certo numero di oggetti in minor tempo, può uscire prima ed aumentare il suo tempo in famiglia. Se, diversamente, un lavoratore si distrae facilmente, per ottenere gli stessi obiettivi contrattualizzati dovrà restare in azienda più tempo e diminuirà il suo tempo libero.

Le nuove tecnologie consentono risparmio di tempi di lavoro. In molte realtà l’organizzazione delle fabbriche non è più legata alla ripetizione di un gesto. La catena di montaggio è stata sostituita in molti casi da isole dove il lavoratore ha un kit e ciascuno è responsabile del suo lavoro. Già in questi contesti, più che l’orario conta il risultato. Il lavoro di chi sta otto ore e produce quattro, vale meno di chi sta quattro ore e produce otto.

Le recenti dichiarazioni di Poletti non sono casuali, fanno parte di una strategia. Dopo il Jobs Act, il Governo spinge verso un modello di contratto che valorizzi il risultato sia nel senso della retribuzione che della partecipazione dei lavoratori all’utile aziendale. Non è un caso che la manovra 2016 reintroduca la detassazione del premio di risultato e delle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili d’impresa. Non è un caso, inoltre, che la manovra contenga l’esenzione fiscale per le prestazioni di welfare contrattate in azienda.

Nei piani dell’esecutivo c’è la volontà di seguire il sentiero della contrattazione decentrata per legare sempre più la retribuzione all’andamento dei risultati aziendali, incentivando fiscalmente le quote di salario legate alla crescita di produttività o alle performance aziendali. Uno studio della Banca d’Italia dimostra che in Italia la contrattazione aziendale è poco diffusa tra le piccole imprese ed al Sud. Occorrerà determinazione per invertire queste tendenze, per vincere le resistenze, per aprire le porte al futuro che è sempre più presente.

Domenico Crocco

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