Ucraina: un conflitto congelato

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Gli sviluppi della crisi in Ucraina sono sempre più cupi e mettono in evidenza che la situazione è più complicata di quanto si possa pensare. E’ una crisi strutturale, storica e profonda come lo sono state quelle avvenute nella Guerra Fredda e come lo è stata la crisi balcanica degli anni ’90, la quale del resto non si è mai conclusa.

Al momento ci troviamo in un gioco a somma zero: se Mosca guadagna un vantaggio tattico, ciò avviene a spese dell’Ucraina. Questa situazione si riflette sull’Europa, che non può certo permettersi ulteriori elementi di disturbo alla sua fragile situazione, soprattutto economica. Se invece qualche vantaggio lo ottenesse l’Occidente, ciò potrebbe risvegliare nella Russia quel tipico complesso di accerchiamento che le è proprio, con conseguenze non meno gravi per il Vecchio Continente. Risulta dunque ipotizzabile nel breve periodo una situazione di stallo.

Chiamando in causa gli Stati Uniti, è evidente che per Barack Obama la crisi ucraina è un’ottima opportunità sia per rinvigorire la sua politica sul piano interno, che su quello internazionale. L’Ucraina intanto si è avviata verso il lungo periodo delle “tregue”, tregue che non porteranno mai a delle soluzioni concrete, poiché riescono solo a evidenziare, sia i punti di forza occidentali, ma anche i forti vantaggi russi sulla questione.

Se la tregua dovesse reggere, il passo successivo sarebbe l’apertura delle trattative, in particolare quelle riguardanti le autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, formatesi nella regione ucraina del Donbass. Esse sono giuridicamente sotto l’egida di Kiev, ma di fatto sono sfuggite al suo controllo. Sulla tale questione si possono ipotizzare tre vie di sbocco:

La prima opzione è che le due autoproclamate Repubbliche conseguano l’indipendenza dall’Ucraina. Questa lesione dell’integrità territoriale ucraina potrebbe comportare degli effetti assai negativi nelle relazioni tra l’Occidente e la Russia. Pur chiarendo definitivamente le rispettive zone d’influenza e i rispettivi territori in termini etnici e culturali.

La seconda sarebbe quella in cui l’unità dell’Ucraina, verrebbe confermata da un accordo tra il governo di Kiev e i separatisti di Donestk e Lugansk, sulla base di forti concessioni a beneficio di questi ultimi. Questo riequilibrio federale dei poteri, ispirato ai valori politici occidentali, dovrebbe venir garantito dalle potenze sostenitrici, Russia in primis.

Il terzo scenario prevedrebbe la rinuncia da parte di Kiev alla regione del Donbass, sul piano sostanziale, ma non su quello giuridico: ecco “il congelamento del conflitto”, una categoria tipica dell’Europa post sovietica. Soluzione adottata già per l’Ossezia del Sud, la Transnistria e l’Abchasia. Questa soluzione metterebbe in evidenza l’incapacità delle parti a mediare.

Dal punto di vista diplomatico è stata ipotizzata una soluzione molto discussa: avviare un processo di coinvolgimento della Russia nella gestione degli affari europei. …o perlomeno non infastidirla con sanzioni inefficaci, e quindi inutili e controproducenti per l’Europa.

Questo al fine di abbattere la secolare diffidenza che impedisce a Mosca di fidarsi degli occidentali. L’Unione europea dovrà elaborare un sistema di sicurezza che offra delle garanzie reciproche tali che nessuno degli attori chiamati in causa al di là o al di qua “dell’ormai abbattuta” Cortina di ferro possa sentirsi minacciato nei suoi più vitali interessi.

Il tutto per tentare di risolvere un conflitto ormai “congelato”, ..ed evitare di crearne e congelarne altri.

Giovan Battista Birotti

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