Lavoro: oltre l’articolo 18 c’è la partecipazione

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Talvolta il dibattito sulla riforma del mercato del lavoro, sull’articolo 18, sull’abolizione della reintegra si impantana in una palude ideologica poiché dimentica la premessa fondamentale: qual è l’obiettivo che si vuole raggiungere?

L’obiettivo che dovremmo raggiungere è l’aumento dell’occupazione , della produttività, della competitività. Siamo sicuri che il braccio di ferro sulla reintegra sia veramente la chiave di volta? E’ paradossale che anche grandi imprenditori come il numero uno di Eataly Farinetti considerino l’abolizione dell’articolo 18 come il possibile grimaldello che consentirebbe ad imprenditori poco affidabili di soggiogare lavoratori inermi. E’ indicativo che questa testimonianza non venga da sindacalisti talebani ma da un imprenditore all’avanguardia. Ed allora: siamo sicuri che l’abolizione della reintegra sia l’unica strada per modernizzare il mercato del lavoro?

Un’altra strada potrebbe essere invece la fine del contratto nazionale e il mantenimento di un minimo contrattuale fisso, legando il resto della retribuzione ai risultati d’impresa. Questo consentirebbe al lavoratore di percepire di più se l’impresa cresce, di meno se la produttività diminuisce o in caso di crisi di mercato. Superando lo steccato ideologico che divide dipendente ed imprenditore, tutti remerebbero nella stessa direzione, oltre che per coscienza anche per convenienza comune. Sarebbero gli stessi lavoratori a “stimolare” i colleghi scarsamente produttivi. E nel caso di persistenza di lavoratori comunque scarsamente produttivi ed incapaci di fare squadra (e quindi autolesionisti), per vincere la diffidenza dei datori di lavoro nei confronti dei giudici del lavoro, si potrebbe ricorrere, per certi casi, al licenziamento previo arbitrato, con un arbitro scelto da ognuna delle parti (imprenditore e dipendente) ed un terzo da scegliere d’intesa.

Germi di partecipazione liberale dei lavoratori si sono avuti in numerose imprese, anche in Italia. I risultati sono stati di grande successo, anche in assenza di una legislazione a supporto. Perché, invece di impantanarsi in un lacerante dibattito sull’articolo 18 non si esplora con coraggio questa strada? Qui siamo oltre il lacerante braccio di ferro ideologico, che rischia la sterilità. Siamo nel territorio della ragionevolezza.

Domenico Crocco

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