Tre domande sull’orsa Daniza

Fanno impressione e fanno riflettere alcune reazioni alla morte di Daniza, l’orsa del Trentino che non è sopravvissuta alla narcosi. Gli animalisti hanno parlato di schifo , di vergogna , di arroganza disumana e di animalicidio. Inoltre il cercatore di funghi aggredito dall’orsa ha subito un vero linciaggio mediatico come se fosse stato lui ad aggredire Daniza e non il contrario. In questa confusione di reazioni irrazionali sorgono spontanee alcune domande sul rapporto tra uomo ed animali che meritano qualche riflessione.

Prima domanda: ha avuto senso portare Daniza nei boschi del Trentino nel 2000 nell’ambito del progetto di ripopolazione dell’area? Probabilmente no. Daniza, oltre ad aver aggredito il cercatore di funghi, era entrata in un ovile uccidendo alcune pecore e si era alzata sulle zampe anteriori con l’intento di attaccare un boscaiolo che però era riuscito a scappare. Non a caso, nel suo percorso evolutivo, la specie umana aveva allontanato l’orso dai suoi insediamenti, dopo averne subito la minaccia e dopo averne sperimentato l’aggressività naturale, oltre che la bellezza. Ha senso avvicinare gli animali a paesi e città solo per attirare turisti desiderosi di incontri adrenalinici e in fondo per fare più soldi? Non avrebbe avuto più senso lasciar vivere Daniza in un ambiente più selvaggio e meno vicino agli insediamenti umani? Fosse stato così, oggi Daniza sarebbe forse ancora viva. E l’uomo avrebbe svolto meglio il suo ruolo di custode del resto della natura.

Seconda domanda: se alla iniezione narcotizzante non fosse sopravvissuto un uomo, cosa che accade e può accadere, ci sarebbe stata la stessa reazione violenta degli animalisti con conseguente richiesta di dimissioni al Ministro della Sanità?

Terza domanda: posto che è un dovere per l’uomo tutelare ogni forma di vita, anche animale, come mai gli animalisti non si indignano per l’infanticidio procurato attraverso l’aborto? Se lo chiede la scrittrice Cristina Palumbo in un tweet. Da un lato c’è la morte accidentale di un animale che non sopravvive alla narcosi, dall’altro c’è l’uccisione intenzionale di una creatura umana indifesa sottoposta a sofferenze indicibili. Una creatura umana che fa anch’essa parte della natura ma per la quale gli animalisti non ritengono sia giusto combattere.

Domenico Crocco

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