Il debito pubblico italiano? Il più sostenibile d’Europa.

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In tutt’Europa, proprio l’Italia ha il debito pubblico più sostenibile. Lo sostiene uno studio della Fondazione tedesca “Stiftung Martkwirtschaft”.
Il risultato si ottiene sommando al debito pubblico “esplicito”, riportato nel bilancio dello Stato, quello che gli studiosi tedeschi chiamano “debito pubblico implicito”, cioè l’importo delle spese che i diversi stati dovranno sostenere nel medio termine, in applicazione di leggi di spesa che producono i propri effetti in più anni.
La principale voce di “spesa implicita” è quella per le pensioni e l’assistenza sanitaria agli anziani, destinata a crescere per via  dell’invecchiamento della popolazione.
L’Italia ha modificato drasticamente i criteri di calcolo delle pensioni e di accesso ai servizi di assistenza (lo sappiamo) e queste voci di spesa, da noi, nel prossimo futuro resteranno sostanzialmente invariate.
Tutti, ma proprio tutti, gli altri paesi europei tengono in vita sistemi pensionistici ed assistenziali molto più generosi del nostro e, di qui a pochi anni, dovranno sobbarcarsi costi astronomici per mantenere i loro anziani.
Per dare qualche numero, il debito “implicito” italiano è valutato nel 27% del PIL che, sommato al 118% di debito “esplicito”, porta il totale al 145%; la Germania è gravata da un debito esplicito solo dell’83% del Pil, ma quello implicito arriva al del 109%. Totale: 192,%, quasi il 50% più dell’Italia.
Gli altri stanno ancora peggio: i Paesi Bassi a breve dovranno far fronte a spese previdenziali e sanitarie che assorbiranno il 431% del PIL;  il Lussemburgo – benestante ed invidiato – dorme su un’autentica “bomba previdenziale”, valutabile nel 1.100% del PIL.
Questo significa che i nostri virtuosi sodali europei, di qui a qualche anno, dovranno sobbarcarsi piani di rientro del debito pubblico anche più duri di quelli che noi italiani stiamo già sperimentando, fatti di torchiature fiscali e drastiche riduzioni di pensioni e servizi.
Anche gli effetti saranno gli stessi: riduzione dei consumi e stagnazione prolungata che, per l’Italia, significheranno meno turisti e meno esportazioni. Potremo permetterci qualche battuta un po’ sadica, se la meritano in pieno, ma purtroppo non sarà un bel momento neanche per noi.

Roberto Macchioni

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