Cresce in valore l’export italiano

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L’export italiano aumenterà in valore del 6,9% l’anno tra il 2014 e il 2017.
E’ questa la previsione contenuta nel rapporto “Rethink – Evoluzioni e Prospettive del Nuovo Export Italiano”, elaborato dagli economisti del Gruppo Sace, il gruppo finanziario – assicurativo pubblico che sostiene le imprese esportatrici.
Come noto, a partire dal 2007, la domanda interna italiana è crollata e la produzione di beni e servizi destinati al consumo domestico si è drasticamente ridotta, ma il PIL complessivo è rimasto invariato grazie alla crescita delle esportazioni che si è registrata nello stesso periodo.
Di qui al 2017 si prevede un aumento del PIL, che dovrebbe risultare dall’andamento leggermente migliore – ma non brillante, purtroppo – della domanda interna e da una crescita ancora più veloce delle esportazioni.
Entrando nel dettaglio, l’analisi dell’andamento del commercio estero degli ultimi anni evidenzia la tenuta del “made in Italy tradizionale” – generi alimentari, tessuti, manufatti di alta qualità – e l’emergere di un “nuovo made in Italy”, fatto di meccanica strumentale, componentistica  e chimica specialistica.
Nel prossimo futuro, le esportazioni di  “made in Italy tradizionale” sembrano destinate  a crescere grazie a paesi come Cina, India e Brasile, nei quali si va sviluppando un numeroso ceto medio, dotato di buone capacità di spesa ed attratto dall’alta qualità delle produzioni italiane.
Contemporaneamente, il “nuovo made in Italy” – che pure si è imposto per la qualità – dovrebbe crescere ulteriormente grazie al concorso di diversi fattori:
tutti i settori si avvantaggeranno di una maggiore competitività, che sarà possibile conseguire grazie alla progressiva diffusione dell’informatica (solo il 20% delle PMI ha una pagina in rete, contro il 40% della media europea, ma la tendenza è a crescere);
la meccanica strumentale dovrebbe avvantaggiarsi della domanda di beni d’investimento da parte dei paesi emergenti, impegnati a rafforzare i propri apparati industriali;
la componentistica e la chimica specialistica, a loro volta, dovrebbero crescere grazie all’inserimento nelle “catene globali del valore” (ovvero la capacità di integrarsi  con gli acquirenti esteri, merito questo esclusivo degli imprenditori).
Grazie al concorso di questi fattori, nel 2017 il valore complessivo delle esportazioni italiane dovrebbe raggiungere i  539,00 miliardi di euro.

Roberto Macchioni

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