Ucraina, terra di confine

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Talvolta l’etimologia può essere utile per capire, non solo la storia delle parole, ma anche quella dei loro significati. E’ il caso dell’Ucraina. La cui origine è sempre stata legata a qualcosa di non proprio identitario, ma intermedio, confinante tra culture e potenze. Lo stesso toponimo “Ucraina”,  infatti, deriva dallo Slavo Antico Orientale “u”: vicino; confinante e “krajina”: “terra”. Insomma “territorio al margine” …“terra di confine”.
L’origine dell’Ucraina, come noi la conosciamo, può datarsi già all’882 d.C. quando il popolo scandinavo dei Rus’ conquistò la già presente città di Kiev e vi formò un regno che durò sino al secolo XI. Già nel XV secolo altri ceppi, come i cosacchi in particolare, si riversarono nel territorio. Tra il XV e XVI secolo l’Ucraina fu suddivisa tra varie aree di dominazione soprattutto polacche e russe.
Fino a tutto l’Ottocento gli zar tentarono poi di estendere e consolidare la cultura e la religione russa nel territorio, vietando persino l’uso della lingua autoctona.
Naturalmente l’avvento dell’Unione Sovietica portò all’Ucraina settant’anni di offuscamento  della propria identità. Anzi, per meglio dire, offuscamento di tutte quelle molteplici identità non russe. Poiché, ancora una volta, le popolazioni di matrice russofona furono ben felici di avere l’influenza di Mosca sul loro territorio.
Ecco lo snodo che conduce ai problemi di oggi …
Il 4 marzo scorso la Russia è penetrata in Crimea, principale regione a maggioranza russofona e la più fedele a Putin e a Yanukovich, commettendo una vera e propria invasione. Invasione che è una violazione ridondante dei principi della Carta delle Nazioni Unite, in particolare in ordine di autodeterminazione e di integrità territoriale. Un primo pretesto col quale la Russia ha invaso la Crimea è la salvaguardia dei propri cittadini presenti sul territorio. Pretesto debole anche perché non sono state tentate altre strade da parte della Russia, né i cittadini russi in Crimea sono  in particolare stato di pericolo. Si ricordi comunque, che la maggioranza della popolazione presente in Crimea è a favore del soccorso russo, la Crimea, infatti, fu ceduta all’Ucraina da Kruscev nel 1954 e ha sempre aspirato a ritornare pienamente nel territorio russo. In questo caso però la comunità internazionale, o meglio quella gran parte della comunità filoccidentale, non riconoscerebbe il diritto della Crimea alla secessione e farebbe prevalere l’integrità territoriale ucraina. Poiché tale secessione può dirsi sempre fomentata dall’esterno e ottenuta con la pressione di una superpotenza militare confinante. Che fare in questa drammatica situazione? La Nato certo non può intervenire a soccorso diretto dell’Ucraina, poiché essa non ne fa parte. E anche il consiglio di sicurezza ONU è paralizzato dal veto della Russia. L’unico spiraglio pare essere il Memorandum di Budapest del 1994, con il quale Russia, Regno Unito e Stati Uniti si impegnano a non usare la forza nucleare nei confronti dell’Ucraina. Ora, qui il nucleare non centra, quindi il Memorandum non ha efficacia diretta, tuttavia, potrebbe servire come modello presso il quale è ribadita l’integrità territoriale delle “frontiere esistenti” ucraine.
Insomma sono passati quasi ventitré anni da quel 1 Dicembre del 1991 quando l’Ucraina ottenne l’indipendenza da Mosca, ma  ben poco è cambiato, a poco valsero anni di lotta e la tanto gloriata Rivoluzione arancione del 2004. Il punto del resto è uno: l’Ucraina è terra di passaggio e di confine e ci vorrà buona volontà e lungimiranza per poterla ricollocare pacificamente in un quadro, speriamo, dopo secoli più stabile e sereno.

Giovan Battista Birotti

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