L’Italia non è al verde: è “green”

Il 4 novembre scorso, la Fondazione Symbola ed Unioncamere hanno presentato il “Rapporto GreenItaly 2013”, che fa il punto sull’andamento della “green economy” in Italia.
Dal rapporto emergono due dati:
a. il sistema produttivo italiano utilizza largamente tecnologie verdi e si pone ai primi posti nel mondo per produzioni ecocompatibili;
b. il mercato – sia interno che interazionale – apprezza i prodotti ecocompatibili e le imprese che investono in tecnologie verdi riscuotono un successo crescente.
L’interesse delle imprese italiane si estende a tutti i settori dell’economia verde: impiego di materie prime non inquinanti, recupero degli scarti di lavorazione e – con qualche lieve ritardo – sviluppo di  tecnologie per il risparmio energetico.
A titolo di esempio, si possono segnalare: l’industria cartaria – che riesce a recuperare ogni anno 37 milioni di tonnellate di materia prima dal ciclo dei rifiuti (il 50% di tutta la materia prima utilizzata dal settore) – ed il settore della concia, che depura il 95% delle acque utilizzate nei processi di lavorazione, mentre gli scarti sono riutilizzati  per produrre  fertilizzanti e filler per l’edilizia.
Anche interi distretti dei settori elettronico, meccanico e chimico hanno adottato tecnologie verdi, prevalentemente volte al  recupero e riciclo degli scarti di lavorazione.

L’ecocompatibilità si accompagna all’alta qualità – per molti consumatori i due termini sono sinonimi – ed è fattore importante del successo di molti prodotti: il 34% delle imprese verdi riesce a esportare una quota significativa della propria produzione, contro il 18% delle imprese non-verdi.
Alla  penetrazione sui mercati esteri fa seguito la creazione di nuovi posti di lavoro, con il 31% delle imprese verdi che  programma assunzioni durante il 2014, contro il 19% delle altre.

Analoghe considerazioni possono farsi riguardo al mondo agricolo, come emerge da una analisi della Coldiretti, realizzata sulla base di dati Inea – Infocamere.
In Italia un milione di ettari di terreno è destinato all’agricoltura biologica. Il valore delle vendite all’estero supera il miliardo di euro l’anno, facendo dell’Italia il primo esportatore al mondo di prodotti bio. Al  commercio si aggiunge il turismo enogastronomico, che pure vede il nostro paese ai vertici mondiali.
Anche per l’agricoltura, quindi, la scelta  della produzione eco-compatibile si sta rivelando vincente, anzi, molti osservatori  ritengono che l’agricoltura di qualità, basata su prodotti tipici e naturali, sia destinata a diventare il principale punto di forza dell’economia italiana.

Dal rapporto “GreenItaly” emerge anche che la propensione ad investire in tecnologie verdi è più alta tra le medie imprese  che tra le piccole, presumibilmente in conseguenza della diversa capacità di accesso al credito.

Riassumendo, sembra che si stia manifestando la seguente tendenza: medie dimensioni = prodotti green = alta qualità = successo commerciale.
Se questo andamento si consoliderà (ma questa è un’opinione di chi scrive) nel prossimo futuro molte piccole imprese saranno indotte ad aggregarsi, per dare vita a strutture di dimensioni adeguate alle nuove esigenze. La recente legislazione sulle associazioni e reti d’impresa favorirà il processo.
Al momento, possiamo dire che le imprese italiane riescono a trovare opportunità di crescita proprio nel rispetto per l’ambiente che, invece, viene percepito dai più come un limite  (i grandi investimenti si dirigono verso i paesi che prestano poca attenzione all’ambiente ed alle tematiche sociali in genere).
Una scelta in controtendenza rispetto ai c.d. “grandi flussi” dell’economia mondializzata che, una volta di più, dimostra le sorprendenti capacità del “sistema Italia”.

Roberto Macchioni

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