I nemici del “made in Italy”

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Comunemente, per “contraffazione” si intende la riproduzione di un bene in maniera talmente fedele da riuscire ad ingannare anche un esperto.  Si parla invece di  “pirateria” quando il bene è riprodotto in maniera approssimativa e l’eventuale acquirente sa che il prodotto è falso e di bassa qualità, ma lo acquista ugualmente.
Altre forme di contraffazione/pirateria sfruttano la credibilità acquisita negli anni dalla tradizione manifatturiera  italiana (falsa indicazione dell’origine dei prodotti, “italian sounding”, cioè scelta di denominazioni che richiamano l’Italia ed altri).
Il fenomeno, nato nel tessile/abbigliamento, è in continua crescita ed ormai coinvolge pesantemente anche gli alimentari, i cosmetici, i giocattoli e perfino i medicinali, con gravi ripercussioni in ambito economico, sociale, sanitario.
Per fare qualche esempio, i falsi capi di abbigliamento ed accessori “made in Italy” sottraggono al sistema produttivo nazionale almeno 12 miliardi di euro all’anno e provocano la perdita di circa 20 mila posti di lavoro. Nell’alimentare, il danno economico è stimato in 30 miliardi e la perdita di posti di lavoro è incalcolabile.
Al danno economico e sociale si aggiungono i rischi per la salute.  Pur di abbattere i costi di produzione, i falsificatori utilizzano sistematicamente  materiali di bassissima qualità, spesso fortemente nocivi: i capi di abbigliamento contraffatti sono colorati con sostanze capaci di scatenare dermatiti, disturbi respiratori e perfino tumori; i generi alimentari sono “assemblati” con scarti vecchi di anni, pieni di coloranti ed aromi sintetici.
Come se non bastasse, i prodotti contraffatti vengono immessi sul mercato tramite reti di vendita illegali, spesso ambulanti abusivi, controllati dalla criminalità organizzata.
Di recente, i falsari più raffinati hanno cominciato a servirsi della rete per raggiungere i potenziali clienti e di agenzie recapiti legali per distribuire i propri prodotti. Le grandi possibilità offerte dalla rete – a cominciare dall’anonimato –  fanno temere un’ulteriore espansione del fenomeno.
La pirateria commerciale, in definitiva, è ormai diventata un’emergenza nazionale, che l’azione repressiva delle forze dell’ordine non basta più a contenere.
La diffusione del fenomeno è favorita dal fatto che molti considerano poco più che un gioco l’acquisto dei c.d. tarocchi. Istituzioni ed associazioni di consumatori stanno cercando di porre rimedio alla situazione con campagne di informazione, che descrivono la vera natura del fenomeno e le sue conseguenze. Una seria presa di coscienza ed il rifiuto dei singoli cittadini di lasciarsi coinvolgere sono gli unici strumenti veramente efficaci per battere questa nuova forma di concorrenza sleale mischiata alla criminalità.5

Roberto Macchioni

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