Matera, da città del degrado a patrimonio dell’umanità

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Matera, da vent’anni patrimonio Unesco, si candida a diventare capitale europea della cultura 2019. La sfida è difficile e le rivali Italiane (Lecce, Taranto, Bergamo, Venezia, Caserta, L’Aquila, Mantova, Torino, Siracusa, Ravenna, Pisa, Assisi, Perugia e Urbino) lo dimostrano. La Regione, le due Province e quasi tutti i sindaci lucani hanno aderito alla sfida appoggiando la città nella sua candidatura.
Matera e i suoi Sassi sono diventati il simbolo di tutta la Basilicata, di una terra che vuole distruggere gli stereotipi di un Sud-Italia perennemente in crisi e restituire all’Europa l’immagine di una terra ricca di storia, di cultura e d’importanti risorse economiche.
Scelta da Mel Gibson per ambientare il suo “La Passione di Cristo” e prima di lui da Pier Paolo Pasolini per il suo “Vangelo secondo Matteo”, questa stupenda città, oltre ad essersi più volte prestata quale set cinematografico, ha affascinato artisti e scrittori che l’hanno resa celebre in tutto il mondo. Ma i giudizi cui Matera è stata oggetto nel corso degli anni non sono sempre stati lusinghieri.
Da Levi a Piovene l’immagine che si raccontava di questa città era l’orrore e la miseria dei vecchi e maleodoranti tuguri in cui persone e animali vivevano assieme. Nel ’50 De Gasperi visitò le grotte ed anche lui ne rimase inorridito. Prima di partire promise la realizzazione di 480 appartamenti in città, 800 in provincia e l’avvio della riforma fondiaria.
Era l’immediato dopoguerra, il sud andava ricostruito ed i Sassi erano diventati il simbolo dell’arretratezza economica di un’intera regione, bisognava dare un messaggio forte, rompere con un passato fatto di arretratezza e ricostruire l’economia del territorio. In quest’ottica una legge del 1952 prevedeva lo spostamento coatto di migliaia di persone.
I Sassi si svuotarono completamente, l’orrore fu sostituito dal degrado e dall’abbandono.
Per anni si discusse del loro recupero e fu l’orgoglio dei materani che ne permisero la valorizzazione. Importante, a tal proposito, fu la battaglia ingaggiata dai giovani del Circolo culturale “La Scaletta”.
Si invertì la rotta ed i Sassi  ripresero pian piano a popolarsi. Ristoranti e pub, botteghe d’arte e di piccoli artigiani ma anche studi di architetti ed avvocati iniziarono a ridare nuova vita e nuova dignità a Matera fino al suo riconoscimento da parte dell’Unesco quale patrimonio dell’umanità.
La struggente bellezza di questa cittadina venne pian piano restituita al mondo intero.
La vita culturale si risveglia e acquista oggi un nuovo respiro fatto non solo di storia ma anche di innovazione, ne è un esempio Casa Natural, fondata da Andrea Paoletti giovane architetto Biellese. Si tratta di uno spazio di co-working e co-living in cui un’efficiente squadra di ragazzi stranieri e italiani, materani rientrati nella propria città dopo esser stati cervelli in fuga, realizza progetti alla cui base vi sono imprenditorialità e creatività. Casa Natural non offre lavoro, ma esprime sinergie capaci di crearne.
La città da tempo, inoltre, punta su un turismo di qualità fatto di cultura e di tradizioni, un binomio che ha determinato un notevole incremento delle presenze negli ultimi dieci anni, dalle 98 mila alle 200 mila del 2012, con un più 30 per cento di stranieri.
La città di Matera ha coraggiosamente investito in una storia fatta per anni di miseria ed abbandono restituendo al mondo intero un museo a cielo aperto. Ha recuperato un passato per guardare al futuro e si propone oggi all’Europa intera quale modello culturale.

Rosa Maria Rubino

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