Italia non farti spazzare dal rating

Standard & Poor’s taglia il rating dell’Italia, ormai a due passi dal livello spazzatura”

Da molto tempo sentiamo parlare di concetti macroeconomici come lo spread e il rating che dallo scoppio della crisi finanziaria stanno caratterizzando la nostra vita. L’oggetto di riflessione sarà proprio il rating, recentemente declassato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s. Allora la domanda sorge spontanea: che cosa significa Rating? E le agenzie di rating? Procediamo con ordine. Il Rating è un giudizio che viene espresso da un soggetto esterno e indipendente, l’agenzia di rating, sulle capacità di una società o di uno stato, se si parla di titoli obbligazionari del Tesoro, di pagare o meno i propri debiti; valuta quindi la solvibilità di un soggetto in grado di emettere obbligazioni. Il rating è pubblicato attraverso un comunicato stampa sul sito dell’agenzia e, tramite i principali mezzi di informazione finanziaria, a livello mondiale.


Il rating è assegnato contrassegnando la valutazione secondo diverse scale di valori che variano in base all’agenzia. La scala dei valori che possono essere assegnati è comunque una scala alfabetica. Nel caso dell’agenzia Standard & Poor’s i giudizi variano da “AAA”, il giudizio che indica il massimo grado di solvibilità di una società, alla D che indica invece lo stato di una società insolvente. L’agenzia Standard & Poor’s ha comunicato di aver tagliato il rating dei titoli del debito pubblico italiano da BBB+ a BBB: appena due punti al di sopra del livello dei ‘junk bond’, i titoli spazzatura. La decisione dell’agenzia americana è stata motivata da una parte con la debolezza strutturale dell’economia e con l’aggravarsi della recessione, dall’altra con il timore che lo slittamento dell’IMU sulla prima casa e il rinvio dell’aumento dell’IVA mettano ‘potenzialmente a rischio gli obiettivi di bilancio fissati dal governo. Secondo il Viceministro all’Economia, Stefano Fassina, “è un giudizio sbagliato quello di Standard & Poor’s. l’Italia quest’anno raggiungerà il pareggio di bilancio in termini strutturali ed è uno dei pochissimi Paesi che è al di fuori della procedura d’infrazione europea per deficit eccessivo”. Ma allora da dove nasce questo taglio? “La valutazione che ha espresso l’agenzia di rating è un riflesso meccanico di un paradigma culturale inadeguato. Gli interventi su IVA e IMU che vengono citati da S&P, come abbiamo ripetuto molte volte, saranno assolutamente compensati da coperture finanziarie solide. In più, l’intervento sull’IVA avrà un riflesso positivo sull’economia reale, che è il vero problema da affrontare e su cui dovremmo tutti concentrarci.” Ci potranno essere conseguenze per i conti pubblici italiani? Assisteremo a una risalita dello spread e a un aumento del costo del servizio del debito pubblico? Continua Fassina:“Possono esserci effetti sullo spread, questo è certamente un rischio da considerare. Credo che gli investitori internazionali siano del tutto consapevoli non solo del processo di risanamento strutturale che è stato fatto nel nostro Paese, ma soprattutto dell’efficacia delle misure di sostegno alla domanda aggregata che il governo Letta ha adottato in questi ultimi due mesi; in particolare proprio a sostegno degli investimenti produttivi. E della solidità delle prospettive dell’Italia”.  Ma a rafforzare i timori di S&P ci ha pensato ieri il commissario Ue agli affari economici Olli Rehn che si schiera contro le ipotesi di cancellazione dell’IMU e dell’aumento dell’IVA. Alla domanda su come giudichi le richieste in questo senso avanzate da una parte della maggioranza, Rehn ha risposto: “L’Italia è un Paese profondamente europeista, ho fiducia che il governo italiano prenderà seriamente in considerazione le nostre raccomandazioni che lo invitano a spostare il carico fiscale da lavoro e capitale ai consumi, beni immobili e ambiente”. Cioè proprio il contrario di quanto avverrebbe con l’abolizione della tassa sugli immobili e con il mantenimento delle aliquote sui consumi. Rehn ha anche ricordato che le raccomandazioni di politica economica, presentate dalla Commissione il 29 maggio, “sono state adottate all’unanimità, con l’appoggio del governo italiano” all’ultimo vertice dei leader europei e che Roma si è impegnata ad alleggerire la tassazione sul lavoro e a trasferire il carico fiscale su beni immobiliari e consumi. Tra le altre indicazioni europee ci sono il vincolo dell’Italia a mantenere il tetto del rapporto deficit/PIL al di sotto della soglia del 3%, a registrare un avanzo primario, cioè la  differenza fra spesa pubblica ed entrate al netto degli interessi del debito pubblico e a rivedere le spese della Pubblica Amministrazione.

Stefano Mastrillo

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