Breve storia della scuola e dell’analfabetismo in Italia

Il 20 novembre 1989 l’ONU approva a New York la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia che negli articoli 28 e 29 afferma che ogni bambino  ha diritto a ricevere un’istruzione finalizzata a sviluppare le sue facolta’ mentali e fisiche, il rispetto dei diritti dell’uomo e delle liberta’ fondamentali, il rispetto dei suoi genitori , della sua lingua e  dei valori del suo paese. La formazione ha la finalità, inoltre, di  prepararlo ad assumere le proprie responsabilita’ nella societa’  in uno spirito di pace, tolleranza, uguaglianza e amicizia.

La scuola come fatto sociale inizia ad avere una vera storia  nell’800 : il  secolo dei grandi  cambiamenti. La stampa inizia ad avere una grande diffusione ,circolano le nuove idee e la domanda di cultura cresce anche nei ceti piu’ umili.

Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II  diventa re d’Italia e proprio quell’anno si scopre da un sondaggio che l’80% della popolazione dell’Italia unita non sa nè leggere e nè scrivere.

Nel 1894 il ministro della pubblica istruzione  Baccelli,  nel programma sulla  riforma della scuola dice che è sufficiente insegnare a leggere e scrivere , dare maggior risalto all’educazione domestica , mettere da parte l’educazione alla critica… infatti l’istruzione può risultare rischiosa per chi esercita il potere in quanto può avere l’effetto di rompere equilibri consolidati.

Ma mentre in  Piemonte e in Lombardia solo la meta’ della popolazione è in stato di totale ignoranza , questa percentuale sale del 90% al Sud. Questo dipende in gran parte dal divario economico fra nord e sud . Il giovane Regno d’Italia  stabilisce l’obbligo di frequenza  scolastica gratuita con la legge Coppino. Ma questo vale solo per i primi due anni delle elementari in cui si impara a leggere , scrivere e fare i conti piu’ semplici. I costi vengono pagati dai Comuni. E’ nel meridione che si riscontra  la più grande difficoltà ad applicare la riforma. Il sud è colpito da una grave crisi economica,  indotta dall’abbattimento dei dazi doganali e a causa di ciò oltre l’80% dei comuni non attua la legge perche’ le casse sono vuote.

La societa’ dell’Italia di fine ‘800 è formata per lo piu’ da operai e da donne lavoratrici che vedono nell’istruzione un mezzo per uscire dalla propria  condizione di miseria. Una delle rappresentazioni della letteratura italiana che esprime al meglio il ritratto della scuola nazionale nei decenni seguenti l’unificazione  e’ senz’altro il romanzo di Edmondo De Amicis ‘Cuore’, pubblicato nel 1886. L’autore racconta la storia di un  ragazzo di terza elementare, Enrico Bottini, di facoltosa famiglia borghese di Torino, che raccoglie  in un  quaderno le impressioni, le vicende, la storia, dell’anno scolastico 1881-82.

La vera scossa al  mondo scolastico, dopo la legge Coppino, si ha durante il regime fascista. La Riforma Gentile in pochi anni cambia e alfabetizza  il Paese. E in buona parte elimina lo sfruttamento del  lavoro minorile, quello soprattutto dei fanciulli di 6-11 anni, obbligando le famiglie ad iscriverli a scuola. La cultura umanistica assume un ruolo centrale, nascono i Licei, viene introdotto l’esame di Stato,  diventa rigorosa la frequenza fino alla terza classe elementare.

Nell’anno 1922 il Paese ha tre fisionomie: le 6 regioni del Sud hanno una popolazione analfabeta del 49,6%, le 6 del Centro del  29,5% e le 6 del Nord del 12,8 %;

Nel secondo dopoguerra l’analfabetismo in Italia e’ ancora un grave problema.

Vengono istituiti corsi di cultura popolare sia per gli analfabeti veri e propri , sia per chi vuole conseguire una licenza d’istruzione; inoltre dalla fine degli anni Cinquanta l’avvento della televisione comporta una maggiore diffusione della lingua italiana fra tutti i ceti; persino il Ministero della Pubblica Istruzione decide di utilizzarla per supplire alle carenze del sistema scolastico. Nel 1954 nasce infatti Telescuola un programma destinato a quegli studenti che, per mancanza di scuole nei propri comuni di riferimento, non possono conseguire la licenza media. Grazie a Telescuola possono inviare gli elaborati a una commissione e dopo un esame conseguire un diploma di scuola media.  

Accanto a questa trasmissione si segnala il  programma televisivo  Non è mai troppo tardi, con il maestro Manzi che offre corsi di istruzione popolare per adulti analfabeti. Il successo e l’efficacia di questo programma sono straordinari. Nel 1968 la trasmissione viene sospesa poiché è notevolmente aumentata, rispetto a otto anni prima, la frequenza alla scuola dell’obbligo.

Per quanto riguarda la situazione oggi, dai primi dati resi noti dall’UNLA(Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo) nel giugno 2006 emerge un quadro sconvolgente.  Il 12% della popolazione è analfabeta e senza alcun titolo di studio, si tratta di circa sei milioni di cittadini e sono tanti considerando una popolazione che, esclusi i bambini, ha meno di 54 milioni di abitanti. Oltre poi agli analfabeti totali ossia quelli che non sanno ne’ leggere e ne’ scrivere , ci sono poi gli  analfabeti di ritorno (cioe’ individui che dopo anni di lontananza dalla scuola hanno perso ogni esperienza acquisita). La situazione dell’analfabetismo oggi in Italia e’  più grave nel centro-sud e nelle isole. In Basilicata, Calabria, Molise, Sicilia, Puglia, Abruzzo, Campania, Sardegna e Umbria si ha un’analfabestismo dell’8%.

La scuola e’ il luogo in  cui si previene il lavoro minorile e per questo l’UNICEF (organismo dell’ONU che aiuta i bambini nato nel 1946) ha pensato di istituire scuole per  bambini lavoratori, bambini di strada , bambini ex soldato con orari flessibili che vadano incontro alle esigenze di questi bambini che purtroppo sono costretti a lavorare per una parte della giornata per poter aiutare la famiglia. In Africa e in Asia oltre al problema del lavoro minorile esistono anche altri problemi legati al mondo dell’infanzia e della scuola; infatti a causa dei pregiudizi e delle pratiche discriminatorie come i matrimoni precoci le bambine hanno meno probabilita’ di andare a scuola. Secondo  i dati dell’UNESCO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura)  di 115 milioni di bambini che non hanno mai frequentato la scuola il 60% sono bambine. L’obiettivo che si prefigge l’ONU e’  quello di far si che entro il 2015 tutti i bambini e le bambine possano andare a scuola in modo tale da dimezzare l’analfabetismo. 

I principi su cui si ispira la politica scolastica del nostro Paese sono fissati dalla Costituzione , la quale impegna lo Stato a istituire scuole di ogni ordine e grado e di dettare norme sull’istruzione pubblica (programmi, orari , tipi di scuola ecc.).  Dopo la riforma Gentile non c’è stata in Italia, a parte qualche parziale rimodulazione delle leggi esistenti, una rivisitazione globale dell’offerta formativa. Tuttavia l’attuale ministro Gelmini pensa ad una riforma imminente che leghi il mondo della cultura a quello del lavoro, rendendo la nuova scuola più autonoma e consapevole del proprio ruolo sociale.

Condividi l'articolo

admin Autore