Il fare virtuoso nelle carceri italiane

Se i detenuti producono panettoni, biciclette, borse.

In Italia parlare di carceri significa parlare quasi esclusivamente di sovraffollamento delle celle, d’indulto, di amnistia; significa fare i conti con le condanne della Corte di Strasburgo. In un simile scenario associare alla parola carcere “fare virtuoso” non suona solo come un ossimoro, diventa quasi una beffa. E invece è proprio in un carcere italiano che si producono e si confezionano, ad esempio, i panettoni che da circa tre anni il Pontefice acquista per farne dono a Natale.

Siamo al Due Palazzi, carcere di massima sicurezza di Padova; qui un efficiente laboratorio di pasticceria produce colombe, panettoni, biscotti apprezzati in tutto il mondo. A rendere possibile tutto ciò, oltre all’impegno di uomini decisi a rifarsi un futuro, è la cooperativa Giotto che, con i suoi laboratori, offre un lavoro ed una possibilità di riscatto a centoventi detenuti. C’è un Call center che non solo risponde per conto di numeri verdi e servizi clienti ma prende anche le prenotazioni per visite specialistiche ed esami di laboratorio presso l’ospedale di Padova. C’è il laboratorio di montaggio biciclette, ne vengono assemblate fino a 200 al giorno, nonché strutture ad hoc che offrono servizi quali l’assemblaggio di pen drive con software per la firma digitale e la digitalizzazione dei documenti cartacei. Ma la Giotto non è la sola, di cooperative sociali che offre formazione, lavoro e futuro ai detenuti, ce ne sono altre.

La Ecolab dà lavoro ai detenuti di San Vittore con un laboratorio di pelletteria che produce cinture, borse e portafogli.
Made in Jail è la cooperativa sociale formata da detenuti ed ex-detenuti che opera all’interno del carcere romano di Rebibbia. Un laboratorio di serigrafia stampa su magliette, distribuite in alcuni punti vendita fissi o durante numerosi eventi di tipo sociale, immagini e slogans di tipo etico-sociale.
E sempre per testimoniare che qualcosa di buono si fa anche in carcere, la cooperativa leccese Officina Creativa dà vita nel 2007 al marchio Made in Carcere. Venti detenute, dopo aver seguito un corso di formazione, creano borse e accessori utilizzando tessuti e materiali di scarto provenienti da aziende italiane.
Queste sono solo alcune delle cooperative sociali che in Italia si occupano del recupero e valorizzazione di risorse umane che altrimenti andrebbero perse. Con l’inserimento dei detenuti nelle cooperative sociali, infatti, il tasso di recidive scende dal 70% al 10%.
Se “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” (art. 1 Cost) e “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro” (art. 4 Cost) e se è vero che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” (art. 27 Cost) allora non si può che chiamare “virtuoso” l’agire di tutti quegli individui che investono nel recupero e nella rieducazione dei detenuti offrendo loro un percorso formativo e un reinserimento nella società civile e lavorativa. In questo caso l’eccellenza non sta solo nella qualità dei manufatti ma anche nel rendere la pena una possibilità di nuova vita e nuova dignità.

Rosa Maria Rubino

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