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La lotta italiana contro la mafia:un modello vincente nel mondo

 

Giovanni Falcone, giudice antimafia ucciso dalle cosche insieme alla moglie e agli uomini della scorta il 23 maggio 1992, aveva le idee chiare: “la mafia non è affatto invincibile; è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una sua fine”.

Il fenomeno della criminalità organizzata è ormai un fenomeno globale. Non si può più confinare nelle terre arse dal sole del paesaggio siculo. Non possiamo più considerarlo “il fenomeno italiano”, covato nelle viscere del Mezzogiorno d’Italia. I suoi tentacoli sono ovunque: nei traffici internazionali di droga, nelle  grandi pianificazioni edilizie, nelle manovre speculative di alta finanza, nella mentalità mafiosa di alcuni centri di potere, che intimidiscono, ricattano, minacciano chi non si uniforma ad un certo modo di vivere e lavorare.

La lotta quindi alla mafia non può più avere un carattere confinato alle problematiche nazionali. L’Italia, ultimamente, ha senz’altro realizzato una sensibile accelerazione nella politica di contrasto alla criminalità organizzata, continuando il cammino tracciato dai coraggiosi eroi che, nel corso dei decenni, si sono impegnati fino al punto di sacrificare, a volte, anche la vita.

Grazie ad una importantissima sinergia tra forze dell’ordine, giudiziarie , imprenditoriali e sociali, favorita da continui stimoli provenienti dalla politica e, in particolare, da figure coraggiose e determinate come il Ministro dell’Interno Roberto Maroni, il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, il Procuratore antimafia Piero Grasso, il Capo delle Forze dell’ordine Antonio Manganelli, la criminalità organizzata poggia sempre più su pilastri di sabbia.

Dai risultati conseguiti nell’ultima attività di governo, secondo i dati ufficiali del Ministero dell’Interno, risulta che i beni sequestrati alla mafia sono 16.679, per un valore di 8.246 milioni di euro. La variazione percentuale rispetto a precedenti attività di contrasto all’illegalità organizzata è del 125%.

I beni confiscati sono 4.407 (+ 360% rispetto ai periodi  precedenti), inoltre dei 30 latitanti più pericolosi ne sono stati arrestati 22, insieme ad  altri 347 da anni a piede libero.

Possiamo senz’altro dire che questi sono risultati davvero straordinari, divenuti oggetto di studio da parte di altri Stati interessati a debellare il cancro mafioso dai loro territori. L’Italia ha realizzato il codice antimafia, un importante lavoro di raccolta e sintesi delle leggi esistenti contro la criminalità organizzata, ha confiscato e sequestrato beni immobili e liquidi per un valore che si aggira intorno ai 20  miliardi di euro e adotta la linea dura carceraria per coloro che si macchiano di questi reati. La Confindustria e la Confersercenti hanno deciso di partecipare alla partita contro il male espellendo dalle associazioni coloro che pagano il pizzo senza denunciare l’estorsione alle autorità competenti. La società civile da tempo cerca di reagire con manifestazioni di sensibilizzazione nelle strade, nelle scuole, attraverso i media.

La Conferenza dei Ministri dell’Interno e della Giustizia dei Paesi del Sistema di Integrazione Centro Americana (SICA) e  del Messico desiderano conoscere nei particolari quello che ormai è diventato il modello italiano della lotta alle mafie, un esempio  di buona politica che varca i confini nazionali e regala un concreto percorso di speranza alle nuove generazioni.


 

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