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Terrorismo: la nuova sfida della ragione sulla follia

Di nuovo siamo tutti chiamati ad interrogarci sul senso della vita e della morte visto che ogni giorno i media ci offrono immagini di massacri, di Kamikaze (che poi sono esseri umani ad orologeria) che si fanno esplodere in modo del tutto imprevedibile, di olocausti di bambini, di prigionieri di guerra ridotti ad esseri su cui scaricare il proprio sadismo. Pensavamo di aver lasciato le immagini di decapitazione alla memoria liceale di qualche capitolo di storia. Le torture, i boia di stampo medievale, le teste saltate nel periodo di terrore che seguì la rivoluzione francese dell’eguaglianza, libertà e fraternità.

Poi l’atrocità diventò struttura di terrore nel periodo delle guerre mondiali, durante le dittature, in particolare quella nazista. Oggi le immagini delle decapitazioni viaggiano su internet. Alcune emittenti televisive le mettono persino in onda. Estremizzando la spettacolarizzazione , e quindi facendo perdere senso e dignità al dolore fisico e morale. Sembra che alla violenza non ci sia più limite. I media sono diventati i portavoce del terrore e, senza rendersene conto, alimentano quel mostro di narcisismo che è la follia omicida.
Occorre fermarsi un attimo e pensare. Quanti attentati terroristici hanno contato sulla sicura ed immediata pubblicità che i loro atti di lucida follia avrebbero avuto sui messi di comunicazione di massa? Ha ancora un significato in questa società “il senso del pudore?”
Siamo ancora capaci di darci delle regole? O crediamo che progresso e modernità significhi deregulation, caos, anarchia?
Possiamo continuare ad assistere inermi alle immagini di parti in diretta, calendari di starlette in diretta, famiglie sterminate in diretta, ecc. ecc’?
Fra un po’, di questo passo, ci abitueremo, tra un pasto e l’altro, all’ennesima testa sgozzata e allora il Leviatan del terrore s’inventerà qualcos’altro di più atroce, di più spettacolare da pubblicizzare.
Ci vuole un po’ più di coraggio, quello che ha contraddistinto sempre gli eroi della storia, prima emarginati, incompresi, dileggiati, scherniti e poi amati, finalmente compresi, perché alla fine sul male prevale sempre il bene e sulla codardia e sulla pavidità da omologazione prevale il coraggio e l’originalità.
Sarebbe interessante che almeno uno fra i tanti telegiornali delle nostre emittenti televisive non trasmettesse le immagini crude del nuovo terrore o le relegasse per lo meno all’edizione della notte. Per dar spazio alla dignità dell’uomo rispettandone il dolore, la sofferenza, che sempre più spesso si tramuta in orrore.
Significherebbe non dare pubblicità gratuita alla nuova follia.
Grazie a Dio l’immaginazione dell’uomo è già abbastanza fervida, per immaginare la paura di un uomo che sta per essere sgozzato, o di un prigioniero di guerra umiliato in modo atroce dai suoi carcerieri aguzzini, senza che si debba assistere, come in un film, ai particolari osceni ed ai risvolti crudeli dei fatti in questione.
Occorre riscoprire il piacere della discrezione, della dimensione del privato che deve restare tale, dell’intimità e sacralità dei sentimenti, del senso del limite, del pudore del proprio corpo, del coraggio delle prese di posizioni solitarie. E’ nei periodi più difficili che l’umanità ritrova se stessa quando, guardandosi in faccia, smette di adagiarsi e reagisce mettendo in campo le proprie virtù e abbandonando i vizi. Siccome dobbiamo pensare positivo occorre elogiare un certo filone di fiction e sceneggiati che recentemente hanno esaltato, giustamente le figure delle forze dell’ordine (veri eroi discreti della nostra società qualche tempo fa considerati come figure un po’ impacciate. Pensiamo ad alcuni film che raccontavano di mafia in cui le figure vincenti sembravano i padrini, i boss ) , dei santi, degli eroi positivi della storia.
I dati di ascolto dimostrano che sono programmi seguitissimi. Dunque non è vero che solo il “male, il torbido e la tv scandalistica fanno odiens.
Bisogna avere il coraggio di ammetterlo e voltare pagina.

Articolo pubblicato da: [ Cristina Palumbo Crocco ]

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